Moda


Camera Pop. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co

La mostra “CAMERA POP. La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co” ripercorre la storia della trasformazione del documento, fotografico nello specifico, in opera d’arte, giunta al culmine negli anni ’60. Fino al 13 gennaio a CAMERA – Centro Italiano per la fotografia saranno esposte oltre 120 opere tra quadri, fotografie, collages, grafiche, che illustrano la varietà e la straordinaria vivacità di questa grande vicenda. La mostra, curata da Walter Guadagnini – direttore di CAMERA e grande esperto di Pop Art – si inserisce, afferma il Presidente Emanuele Chieli “nella linea di grandi mostre che caratterizza l’attività di CAMERA, filone che vanta precedenti di successo, come le rassegne ‘L’Italia di Magnum’ (2016) e ‘Arrivano i Paparazzi!’ (2017). Mostre che intendono indagare un momento storico attraverso un movimento o uno stile fotografico, illuminando contemporaneamente l’aspetto artistico e quello sociale”.

La Pop Art è stata un fenomeno mondiale, esploso negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Europa, e diffusosi rapidamente anche nel resto del mondo “che ha rivoluzionato – è l’opinione di Walter Guadagnini, che è forse il maggior studioso italiano della Pop – il rapporto tra creazione artistica e società, registrando l’attualità in modo neutro, fotografico, adottando gli stessi modelli della comunicazione di massa per la realizzazione di opere d’arte. In questo senso, la fotografia è stata, per gli artisti Pop, non solo una fonte di ispirazione, ma un vero e proprio strumento di lavoro, una parte essenziale della loro ricerca”.

Allo stesso tempo, l’affermazione della cultura Pop ha liberato energie sorprendenti anche all’interno del mondo dei fotografi, che si sono misurati direttamente non solo con il panorama visivo contemporaneo, ma anche con le logiche della trasformazione del documento in opera d’arte.
Tra i protagonisti presenti in mostra, oltre a quelli già ricordati, si possono citare gli americani Robert Rauschenberg, Jim Dine, Ed Ruscha, Joe Goode, Ray Johnson, Rosalyn Drexler; gli inglesi Peter Blake, Allen Jones, Joe Tilson, David Hockney, Gerald Laing, Derek Boshier; i tedeschi Sigmar Polke, Wolf Vostell; gli italiani Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Franco Angeli, Umberto Bignardi, Gianni Bertini, Claudio Cintoli, Sebastiano Vassalli e tanti altri.
Tra i fotografi, si sottolinea la presenza di Ugo Mulas – cui viene dedicata un’intera sala, dove verranno esposte le serie realizzate negli Stati Uniti e quella della Biennale di Venezia del 1964 – e di Tony Evans, fotografo dei protagonisti della Swinging London dei primissimi anni Sessanta.
La mostra si avvale di prestiti provenienti da istituzioni italiane e straniere, da collezioni e fondazioni private, in un impegno 
che sarà il maggiore in termini organizzativi affrontato da CAMERA dalla sua nascita ad oggi.

Ottobre 2018

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Due fotografie d'autore presenti alla mostra aperta al pubblico

fino al 13 gennaio

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Omaggio al maestro belga del surrealismo René Magritte

con la mostra al museo di Lugano

Il museo d’arte della Svizzera italiana rende omaggio al maestro belga del surrealismo René Magritte con la mostra "Magritte. La Ligne de vie". Attraverso un’eccezionale selezione di opere, l’esposizione  visitabile fino al 6 gennaio ripercorre tutta la carriera dell’artista, dagli esordi fino ai più celebri dipinti della maturità.Il percorso espositivo annovera più di novanta opere e si apre con le creazioni dei primi anni Venti. Benché si tratti di dipinti ancora lontani dagli esiti più conosciuti, è già evidente il desiderio di Magritte di allontanarsi dalle convenzioni e di rappresentare il mondo e gli oggetti sotto una luce nuova. Alcuni lavori in #mostra, raramente esposti al pubblico, evidenziano l’infatuazione giovanile dell’artista per il futurismo italiano di cui condivide lo spirito irriverente. È tuttavia la metafisica di De Chirico a offrire a Magritte lo spunto decisivo per la definizione della propria poetica: in mostra è presentato un eccezionale confronto fra un capolavoro di De Chirico, Les plaisirs du poète (1912), 
e La traversée difficile (1926) di Magritte.
Segue un’ampia selezione di lavori realizzati fra gli anni Venti e Trenta in cui si definiscono progressivamente i temi prediletti dell’artista.  
Il percorso espositivo documenta inoltre alcune divagazioni del maestro belga dal suo inconfondibile stile, i periodi “Renoir” – durante il quale impiega una tecnica ispirata all’impressionismo – e “vache”, ovvero brutto: una serie di opere realizzate nel 1948 con colori sgargianti e pennellate molto libere che fanno ironicamente il verso al fauvismo. Completano l’esposizione documenti, fotografie e una serie di affiches che illustrano l’aspetto commerciale dell’opera dell’artista, 
oltre alla proiezione di film da lui realizzati alla fine degli anni Cinquanta.

Settembre 2018

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"I know my Chichens", a Venezia la personale di Francesca Falli
Nella splendida cornice di Palazzo Albrizzi Capello a Venezia, è stata inaugurata la personale dell’artista aquilana Francesca Falli dal titolo “I know my Chichens”. La mostra è visitabile in concomitanza con la rassegna del Padiglione Nazionale Guatemala presente alla 16° Biennale Architettura di Venezia.Dopo i successi dei suoi “Polli” in Italia e all’estero, arriva a Venezia l’esposizione di 12 opere su diversi materiali: Specchi, alluminio, tela, legno. Francesca Falli lavora da sempre nel capo artistico, ha frequentato l’Istituto d’Arte, L’Istituto Europeo di Design a Roma e l’Accademia di Belle Arti. Le sue opere sono esposte in alcuni musei di arte contemporanea. Ha ricevuto premi e riconoscimenti sia in Italia che all’estero. È socia del Centro Interdisciplinare sul Paesaggio Contemporaneo. Ha esposto i suoi “Pollage” nella sezione grandi Gallerie nelle principali Fiere di arte contemporanea italiana accanto alle opere Warhol, Festa, Angeli e Schifano. Sfrutta nelle sue opere l’esperienza di grafico come comunicazione, in questi ultimi anni ha lavorato sul tema del caos mentale provocato dal sisma che nel 2009 ha colpito la sua città, in questi ultimi mesi la sua produzione si è arricchita di un nuovo tema: L’ignoranza artistica, tutti dipingono, tutti si sentono artisti, tutti vogliono esprimersi con l’arte pittorica ma molti non conoscono ne studiano la storia dell’arte ed ecco qua che troviamo dei riferimenti, delle prese in giro rivolte ai finti artisti ed è proprio da questi ultimi che nasce l’idea provocatoria  delle opere della Falli che nei titoli e  nelle composizioni si ispirano ai grandi nomi della storia dell’arte. “Van Coc”, “Chi è Pollok”, “Pool _Gauguin” sono le ultime ispirazioni.

Agosto 2018

Eleganza e classe: Audrey Hepburn e la "sua DS"

Tra i tanti personaggi celebri che scelsero la Ds come auto personale non poteva mancare qualcuno capace di marcare profondamente lo stile e le mode del ‘900, grazie ad una classe e un’eleganza divenute proverbiali: Audrey Hepburn. L’attrice britannica acquistò la sua Ds19 a Roma, presso la filiale italiana di Citroën, nel 1962. Nella foto (scattata da Ezio Vitale) è a bordo della sua vettura, a Taormina, in compagnia di Antony Perkins, entrambi presenti nella città siciliana per il locale Film Festival.
Tra i modelli disponibili, Audrey Hepburn scelse quello che forse meglio si adattava allo stile di molti dei personaggi che portò sul grande schermo: una Ds19 in allestimento Prestige, rigorosamente nera, su cui fece installare una speciale autoradio i cui comandi erano azionabili comodamente dai posti posteriori.Complice della scelta, fu probabilmente lo stilista Hubert de Givenchy, che fu a sua volta uno dei primi acquirenti della Ds19, oltre che creatore dei celebri abiti indossati dall’attrice sulle scene dei suoi film e anche del suo personale guardaroba.L’anno successivo, il 1963, vide ancora Audrey Hepburn sul sedile posteriore di una Ds19: era una delle vetture protagoniste del celebre film Sciarada. Accanto a lei era seduto Cary Grant, anch’egli vittima del fascino della DS… ma questa è un’altra storia!

Luglio 2018

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A Matera in mostra l'alta moda che profuma d'incenso

“Madonne Lucane. Vestiti che profumano di incenso” è il titolo della mostra allestita nella chiesa consacrata del Purgatorio a Matera che ha visto, con l’installazione di 30 outfits di Alta Moda, lo stilista Michele Miglionico raccontare attraverso un percorso eclettico e suggestivo il suo omaggio al culto mariano in Basilicata.

Il percorso espositivo della mostra si articola attraverso 2 sezioni: le Madonne venerate e le donne in processione. Nella prima sono esposti abiti da sera ispirati alle varie Madonne venerate sul territorio della Basilicata come la Madonna del Carmine, la Madonna portata in trionfo vestita completamente di oro donato come ex-voto, la madonna della Bruna , patrona di Matera. Nell’altra le donne che seguono la processione tutte vestite di nero, con il rosario in mano come vuole la tradizione popolare

Vengono cosi esplorate le molteplici sfaccettature della sacralità della tradizione popolare di questo territorio enfatizzandone la potente valenza simbolica. ed al tempo stesso celebrare il savoir-faire dell’alta moda italiana.

Michele Miglionico chiude il cerchio di questa collezione tornando dove tutto è idealmente iniziato, cioè a Matera narrando con questo evento una storia che racconta di una femminilità composta, consapevole ispirata da un momento storico di grande fermento ma di altrettanta difficoltà come il dopo guerra vissuto nel sud Italia.

Questa esposizione è stata organizzata dall’associazione culturale Officine della Cultura in collaborazione con la Confraternita “I Pastori della Bruna” di Matera (antica corporazione sorta nel 1697) nella persona del Priore Prof. Emanuele Calculli e la Publimusic.com.

Giugno 2018

Sarà Fiat Heritage lo sponsor

della prima edizione di Archivissima a Torino

Istituzioni culturali e aziende storiche della città di Torino si ritroveranno dal 6 all'8 giugno nella prima edizione di Archivissima, il festival internazionale degli archivi con un programma di eventi a ingresso libero ospitati in decine di sedi. Sponsor della manifestazione sarà Fca Heritage, il dipartimento che tutela la storia dei brand italianidel gruppoFiat. 

Il Centro Storico Fiat di via Chiabrera, 20 ospiterà la  mostra "Dietro la pubblicità" offrendo la possibilità al grande pubblico di conoscere da vicino alcuni preziosi bozzetti appartenenti alla collezione del Museo e per la prima volta digitalizzati. Saranno quindi esposte opere d'arte prevalentemente inedite di autori come Sironi, Romano, Codognato, Riccobaldi, Dudovich - svelati su riproduzioni e in parte anche in originale -  che testimoniano le tecniche, i ripensamenti, la ricerca di un linguaggio capace di raccontare, lungo l'arco del Novecento, l'azienda e i suoi prodotti: automobili, camion, trattori, idrovolanti, treni.

In occasione della terza edizione de La notte degli archivi, la sera dell'8, a partire dalle 20.30, il Centro Storico Fiat ospiterà il reading di un racconto ispirato dai propri materiali d'archivio a cura dello scrittore Stefano Trinchero. E a seguire il flashmob "Torino - Detroit e ritorno. Gli albori del fordismo alla Fiat" dei ragazzi del Liceo Coreutico Germana Erba e una breve tavola rotonda. Il Centro Storico Fiat ha sede nella palazzina che ospitò il primo ampliamento, risalente al 1907, delle officine di corso Dante dove nacque la Fabbrica Italiana Automobili Torino. Nel 1963 vi fu inaugurata un'esposizione permanente che racconta la nascita e lo sviluppo tecnologico, sociale ed economico della e la sede è stata ampliata e arricchita nel 2011 per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Grazie a una ricchissima collezione di automobili, cimeli, modellini, manifesti pubblicitari, e a un enorme patrimonio documentale, è possibile così ripercorre le tappe cruciali della storia dell'azienda. E attraverso la ricostruzione di alcuni ambienti negli stabilimenti- simbolo di Fiat si percepiscono i cambiamenti dei metodi produttivi: dagli albori della lavorazione "artigianale" della prima officina di corso Dante alla catena di montaggio presente a Mirafiori negli anni Cinquanta, fino alla riproduzione dell'ufficio di Dante Giacosa, il progettista di modelli iconici come Topolino, 600 e 500: le vetture che hanno motorizzato l'Italia.

Giugno 2018

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Sei mesi con Modigliani alla Reggia di Caserta

Amedeo Modigliani come non si è mai visto. Accadrà per quasi sei mesi alla Reggia di Caserta, nella cosiddetta area dell’ex Aeronautica.
Da venerdì 4 maggio fino al 31 ottobre infatti “andrà in scena” – è il caso di scrivere – Modigliani Opera, vero e proprio viaggio multisensoriale che, 
grazie all’ausilio dell’alta tecnologia, immerge il visitatore in una narrazione di suggestioni visive e sonore della vita e del contesto storico 
artistico di un artista protagonista di una delle pagine salienti della storia dell’arte europea nei decenni della Belle Époque.
La Fondazione Amedeo Modigliani, in collaborazione con ETT e Space, propone un percorso articolato in quattro sale, un laboratorio didattico, 
una sala con visori VR, una con ologrammi in 4K e un ultimo ambiente da cui si accede a un’arena con schermo a 360° dove viene proiettato un docu-film immersivo della vita e delle opere di Amedeo Modigliani.
L’exhibitionModigliani Opera vuole porsi nel panorama degli allestimenti temporanei ed itineranti, delle mostre emozionali dove è forte la connotazione spettacolare data da grandi proiezioni delle opere. Parlare di spettacolo multimediale in senso etimologico definisce gli obiettivi di questo percorso ideato per rappresentare Modigliani e la sua Opera: l’utilizzo di molteplici mezzi e piani di comunicazione per veicolare il racconto della sua vita, il tutto reso sinergico dall’impegno delle tecnologie, con gli effetti e le peculiarità da esse espresse.

Maggio 2018

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"Perfumum. I profumi della storia"

a Palazzo Madama di Torino

Un racconto sull’evoluzione e la pluralità dei significati del profumo dall’Antichità greca e romana al Novecento, 
visto attraverso più di duecento oggetti esposti, tra oreficerie, vetri, porcellane, affiches e trattati scientifici.
E' questa "Perfumum. I profumi della Storia", aperta fino al 21 maggio a Palazzo Madama a Torino. L’esposizione, curata da Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama, e allestita in Sala Atelier, presenta oggetti appartenenti 
alle collezioni di Palazzo Madama e numerosi prestiti provenienti da musei e istituzioni torinesi, come il MAO museo d’Arte Orientale, il museo Egizio, il museo di Antichità, la Biblioteca Nazionale, la Biblioteca Guareschi del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco. 
Importante anche il contributo di realtà nazionali come il museo Nazionale del Bargello, Gallerie degli Uffizi, il museo Bardini e la Galleria Mozzi Bardini di Firenze e il museo di Sant’Agostino di Genova. 
Fondamentale è stata inoltre la collaborazione con il Musée International de la Parfumerie di Grasse (Francia) che, insieme ad una preziosa selezione di opere, ha messo a disposizione gli apparati multimediali sulle tecniche della profumeria. Infine, il contributo di molti collezionisti privati ha permesso di radunare un’ampia selezione di flaconi del Novecento. A completamento della mostra, l’Associazione culturale torinese Per Fumum, fondata da Roberta Conzato e Roberto Drago, organizza una rassegna di incontri internazionali sulla cultura dell’olfatto rivolta a tutto il mondo degli appassionati della profumeria. 
Dalla presentazione di profumi storici dell’Osmothèque di Versailles, all’incontro con creatori di profumi riconosciuti a livello internazionale, fino ad appuntamenti legati al mondo food & beverage. 

​Aprile 2018

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Una CB1000R Honda al Museo

accanto ai capolavori di Monet

Accanto ai capolavori di Claude Monet - sessanta opere tra le più care al grande artista francese - protagonisti della spettacolare mostra al Complesso del Vittoriano a Roma fino al 3 giugno, c’è un’opera inedita. E’ un esemplare unico della nuova performance naked, modello di punta dell’innovativa gamma Neo Sports Café, roadster in cui la totale reinterpretazione delle linee classiche si riflettono nella purezza degli elementi estetici e tecnici della moto.

Honda Motor Europe Ltd. Italia, divisioni Auto e Moto, è infatti mobility partner della grande retrospettiva organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con il Musée Marmottan Monet, Paris.

Così gli spettatori della mostra su Monet potranno non solo assistere ma essere protagonisti di questo inconsueto incontro tra arte e design. La Honda CB1000R con la speciale livrea ispirata ai dipinti di Monet, infatti, sarà a disposizione di chi vorrà scattare un selfi artistico da pubblicare sui propri profili social network (Facebook, Instagram, Twitter) con l’hashtag #CB1000Rart.

Ogni mese, da marzo a giugno, le 20 foto ritenute più ‘artistiche’ da una speciale giuria Honda, saranno pubblicate* sul profilo ufficiale Facebook Honda Moto che vanta oltre 1,3 mln di fan.

Marzo 2018

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Guttuso e i 50 anni del ‘68

in una mostra alla Gam di Torino

Cinquant’anni dal ’68 e cento dalla Rivoluzione di Ottobre saranno ricordati a Torino da una grande mostra dedicata a Renato Guttuso.

Ospitata alla Gam (Galleria d’arte moderna) “Renato Guttuso, l’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ‘68” racconterà, fino al 24 giugno, attraverso le opere del grande artista siciliano il rapporto tra politica e cultura. Sono esposte sessanta opere provenienti da importanti musei e collezioni private di tutta Europa, scelte principalmente fra tele di soggetto politico e civile dipinte tra la fine degli anni ’30 e la fine degli anni ’70. Curata da Pier Giovanni Castagnoli, con la collaborazione degli Archivi Guttuso, la mostra, vuole porre l’accento sul rapporto tra politica e cultura, mostrando alcune delle sue tele maggiori di soggetto politico e civile.

Presenti “I funerali di Togliatti” e la “Fucilazione in campagna”ispirato alla fucilazione di Federico Garcia Lorca, “Vietnam” e i disegni del “ Gott mit uns” con la condanna del nazismo nonché “La Marsigliese contadina”, “ Lotta dei minatori francesi” e alcune opere non legate strettamente al tema della mostra. A 21 anni dalla morte dell’artista, su cui è scivolato un certo silenzio, è un’importante occasione per riscoprirne tensione morale e civile, passione politica, ricchezza di colori e vitalità che ne hanno caratterizzato il lungo percorso di vita.

Marzo 2018

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Marie Antoniette: i costumi

di una regina da Oscar

Il Museo di Tessuto di Prato presenta per la prima volta al pubblico un’accurata selezione di costumi femminili e maschili ideati da Milena Canonero per il film Marie Antoinette (2006) diretto dalla regista americana Sofia Coppola.
Marie Antoinette. I costumi di una regina da oscar, questo il titolo della mostra, visitabile fino al 27 maggio, è organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato in collaborazione con la Sartoria The One, la più giovane sartoria cinematografica e teatrale di Roma che custodisce un vastissimo patrimonio di abiti che raccontano la storia dello spettacolo televisivo, teatrale e cinematografico italiano e straniero.
I costumi del film, ritenuti dalla critica frutto della migliore reinterpretazione cinematografica 
mai realizzata dell’abbigliamento del XVIII secolo, sono straordinaria opera della costumista 
di fama mondiale Milena Canonero, che nel 2007 ha ricevuto il Premio Oscar per questa produzione.

Febbraio 2018

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@foto leonardo salvini_costumi film Maria Antonietta di S.Coppola

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"Night Fever", la prima mostra sulla storia del design

e della cultura delle discoteche

Nightclub e discoteche sono epicentri della cultura pop. Luoghi in cui, dagli anni Sessanta, si è radunata 
l’avanguardia per mettere in discussione le norme sociali ed esplorare diversi livelli del reale. Molti club 
erano opere d’arte globali in cui si fondevano architettura d’interni e design di mobili, grafica e arte, luce e musica, 
moda e performance. "Night Fever. Designing Club Culture 1960 – Today" è la prima mostra (17 marzo-9 settembre) completa sulla storia del design e della cultura del nightclub. Gli esempi vanno dalle discoteche italiane degli anni Sessanta, realizzate da esponenti del Radical design, al leggendario Studio 54, frequentato abitualmente da Andy Warhol – dal Palladium di New York, progettato da Arata Isozaki, fino ai concept di OMA per un nuovo Ministry of Sound a Londra. Oltre a mobili, modelle e moda, la mostra comprende rari documenti cinematografici, esempi musicali, graphic design e posizioni contemporanee di artisti e fotografi come Mark Leckey, Chen Wei o Musa N. Nxumalo. Completata da estese installazioni con musica ed effetti luminosi, "Night Fever" rapisce il visitatore in un affascinante viaggio attraverso subculture e mondi glamour.
La mostra inizia con le discoteche degli anni Sessanta, che per la prima volta offrirono spazi per sperimentare 
con architettura di interni, nuovi media e stili di vita alternativi. Vi sono i luoghi della subcultura newyorchese, 
quali l’Electric Circus (1967), progettato dall’architetto Charles Forberg e dal famoso studio Chermayeff & Geismar. 
Con il suo carattere multidisciplinare, esso influenzò anche i club europei, tra cui lo Space Electronic a Firenze (1969), concepito dal collettivo Gruppo 9999 e tra le tante discoteche nate dalla collaborazione con architetti del Radical design italiano. Tra questi si annoverava anche il Piper (1966) di Torino, lo spazio multifunzionale concepito da Giorgio Ceretti, Pietro Derossi e Riccardo Rosso, che con i suoi mobili modulari non solo faceva ballare, ma si prestava ottimamente anche per concerti, happening e teatro sperimentale. Il Bamba Issa (1969), una discoteca toscana sulla spiaggia di Forte dei Marmi ideata dal Gruppo UFO, era essa stessa un art theater: qui tutto l’interior fungeva da palcoscenico. Nei tre anni di esistenza, ogni estate veniva trasformata secondo un nuovo tema.
Negli anni Settanta, con l’ascesa del movimento disco, la cultura dei club ebbe nuovo impulso. La disco music diventò un genere a se´ stante, il dancefloor offriva un palcoscenico per performance individuali e collettive, creatori di moda come Stephen Burrows o Halston fornivano gli outfit giusti per uno stile sfavillante. Lo Studio 54, aperto a New York da Ian Schrager e Steve Rubell nel 1977 e con gli arredi firmati dall’architetto Scott Romley e dall’interior designer Ron Doud, divenne un luogo d’incontro molto amato dagli idoli del culto delle celebrità, 
allora ai primordi. Soltanto due anni dopo, il film "Saturday Night Fever" segnò il culmine della commercializzazione del movimento disco.  I contromovimenti come il Disco Demolition Night di Chicago (1979) diedero voce a tendenze reazionarie, in parte caratterizzate da omofobia e razzismo. 

Febbraio 2018

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La storia della moda in mostra a Parigi
35 pezzi iconici del couturier Azzedine Alaia

Una mostra che è la storia della moda quella che si è aperta  al 18 rue de la Verrerie a Parigi. Una selezione di 35 pezzi iconici del couturier, Azzedine Alaia, recentemente scomparso, visitabile fino al 10 giugno.
Azzedine Alaia visse e lavorò a questo indirizzo, e desiderava che diventasse la sede della sua Fondazione, dove il suo lavoro e il lavoro di molti altri talenti raccolti durante la sua vita sarebbero stati archiviati in modo sicuro e disponibili per ricerche e consultazioni.
La mostra inaugurale Azzedine Alaia “Je suis couturier” prende il titolo da una delle famose citazioni di Mr Alaia: ”Non sono un designer, sono un couturier”.
Le opere di Azzedine Alaia sono state selezionate da Olivier Saillard. Il signor Saillard e il sig. Alaia hanno lavorato insieme nel 2013 per la prima esposizione del lavoro di Alaia a Parigi al Palais Galliera.

Dal suo arrivo a Parigi, Azzedine Alaïa ha meticolosamente e accuratamente conservato ogni sua collezione di Haute Couture e prêt-à-porter.Avere a disposizione il suo incontaminato lavoro, creato dalla sua stessa mano nel suo studio personale, è, per le generazioni future, un’impareggiabile conoscenza del suo percorso attraverso il tempo.

Tutti gli abiti del couturier sono senza precedenti, sono gli eredi di una nobile storia della moda.

Monsieur AlaÏa ha dimostrato di essere un grande collezionista, costruendo un importante archivio di documenti e pezzi storici. Non ha mai smesso di acquistare abiti, costumi e pezzi unici, formando una collezione storica, emblematica e singolare. Il desiderio più risoluto di Monsieur Alaïa era quello di trasformare il suo archivio in un’associazione che protegga e continui a sostenere le sue opere, così come quelle che una volta lui stesso promosse e collezionò.

L’associazione difenderà, quindi, la memoria del couturier conservando i suoi 60 anni di lavoro e organizzando mostre che riflettono la natura, bella e senza tempo, delle sue opere e delle collezioni personali, accompagnate da pubblicazioni e borse di studio.

Gennaio 2018

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Brunello Cucinelli restaura

il teatro Morlacchi di Perugia

Brunello Cucinelli, che da anni cura beni spirituali e materiali concreti a favore dei valori dell’uomo, della storia e dell’arte, con particolare attenzione al territorio, aggiunge oggi alla sua azione verso la cultura nella città di Perugia, il suo sostegno al restauro conservativo del Teatro Morlacchi, maggiore teatro e simbolo della diffusione delle Arti nel tessuto cittadino sin dalla fine del Settecento. Una testimonianza di quella cultura che ha visto nel tempo le genti umbre distinguersi nelle arti liberali così come nella musica, nella danza, nella prosa. 
Il Teatro Morlacchi, realizzato tra il 1778 e il 1780 dall’architetto perugino Alessio Lorenzin per volere della borghesia cittadina, che aveva deciso di costruire un proprio teatro in aggiunta al Teatro del Pavone, appartenente alla Nobiltà, ebbe inizialmente il nome di Teatro Civico del Verzaro e solo dopo il 1874, a seguito della ristrutturazione che gli dette la forma attuale, fu intitolato al musicista perugino Francesco Morlacchi. Negli anni ’50 del 1900 fu ceduto 
al Comune di Perugia che finanziò i lavori di restauro, ed attualmente ospita circa ottantamila spettatori a stagione.

Gennaio 2018

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Tracce.Dialoghi ad arte. E gli abiti diventano protagonisti

Nel museo della moda e del costume, dal 19 dicembre 2017, si può ammirare una nuova mostra/allestimento, curata da Caterina Chiarelli, Simonella Condemi e Tommaso Lagattolla con il coinvolgimento diretto 
della Galleria di Arte moderna di Palazzo Pitti, dalla quale provengono dipinti e sculture inseriti nel percorso espositivo.Questo si sviluppa mettendo in evidenza le corrispondenze tra le creazioni di stilisti-artisti 
e artisti-couturiersoperosi dagli anni Trenta del Ventesimo secolo fino ai giorni nostri, sottolineando i diversi linguaggi che si sono avvicendati: 
un periodo denso di grandi rivolgimenti dei codici estetici e figurativi.
Il titolo scelto fa subito avvertire la novità del metodo: “Tracce. Dialoghi ad arte” evoca infatti, e riporta alla nostra attenzione voci perdute, 
o rese ormai silenziose da una griglia interpretativa prevedibile.
La mostra ora allestita nel museo della moda e del Costume, invece, rivoluziona i criteri espositivi finora seguiti per questo genere di eventi: 
le opere esposte – 107 tra abiti, accessori, dipinti e sculture – non si configurano più per “categorie dominanti” e silenziosi “arredi a commento”, ma dialogano attivamente. Tutti gli elementi presenti diventano protagonisti, rapportandosi gli uni con gli altri, e quindi con la loro stessa immagine riflessa negli specchi che caratterizzano l’allestimento, creando un suggestivo e coinvolgente effetto di dilatazione degli spazi, di replica delle linee e dei colori degli abiti, oltre che di amplificazione delle luci che ne esaltano le forme. La presentazione degli abiti e delle opere d'arte non è precisamente cronologica, perché vuole essere un invito ad una loro diversa lettura, che privilegi le corrispondenze formali, oltre ad evidenziare 
analogie di ambito culturale. Si è ricercata quindi una corrispondenza di segni e decori fra i capi stessi e tra questi e i dipinti e le sculture 
esposte nelle varie sezioni.


Dicembre 2017

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Il principe di Kent visita la mostra "Tessuto e ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura"

Il principe Michael di Kent, cugino di primo grado della regina Elisabetta II, e la sua consorte la baronessa Marie Christine von Reibnitz hanno espresso il desiderio di visitare la mostra Tessuto e Ricchezza a Firenze nel Trecento. Lana, seta, pittura in corso presso la Galleria dell'Accademia di Firenze.

Ad accompagnare i membri della casa reale è stata la direttrice della Galleria, Cecilie Hollberg che ha illustrato le varie sezioni della mostra. Durante la visita il principe e la baronessa hanno mostrato ammirazione per gli antichi e preziosi tessuti e l’accostamento alle opere a fondo oro prevenienti da prestigiosi musei internazionali.

Dicembre 2017

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I libri scelti da noi 

Oltre l'inverno, di Isabel Allende
Brooklyn, ai giorni nostri. Durante una tempesta di neve, Richard Bowmaster, professore universitario spigoloso e riservato, tampona la macchina di Evelyn Ortega, una giovane donna emigrata illegalmente dal Guatemala. Quello che sembra solo un banale incidente prende tutt’altra piega quando Evelyn si presenta a casa del professore per chiedere aiuto.
Feltrinelli, 297 pagg, 18,50 euro 

allende

La forza imprevedibile

delle parole, di Clara Sanchez
In La forza imprevedibile delle parole una donna alla ricerca di una svolta nella propria vita deve trovare il coraggio di scavare nel profondo per scoprire la verità. Perché non tutte le parole sono innocue e non è tutto oro quel che luccica.
Garzanti, 150 pagg.,17,60 euro

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Sold out per Artistar Jewels, mostra evento

del gioiello contemporaneo


Dal 22 al 25 febbraio 2018 a Palazzo dei Giureconsulti a Milano, Artistar Jewels dà appuntamento agli esperti del settore e a tutti gli amanti del gioiello contemporaneo. La mostra è aperta con ingresso gratuito durante la settimana della moda e ha il patrocinio del Comune di Milano.
Artistar Jewels è un evento che offre una lettura inedita e internazionale sul gioiello contemporaneo esponendo le tendenze 
degli ultimi anni. I creativi presentano i loro lavori, pezzi unici o piccole serie, selezionati per l’alto valore artistico, per la sperimentazione tecnica e la ricerca stilistica. Tutte le creazioni saranno acquistabili tramite la piattaforma www.artistarjewels.com che dal prossimo febbraio assumerà una nuova veste grafica, ancora più accattivante.
Partecipano alla quinta edizione 170 designer internazionali provenienti da oltre 30 Paesi con più di 450 creazioni in mostra. Quest’anno l’evento ha registrato un aumento del 20% con la chiusura delle iscrizioni anticipata di tre mesi, rispetto all’edizione precedente. Ad arricchire l’esposizione ci saranno le creazioni di tre protagonisti del mondo dell’arte e del gioiello contemporaneo: l’artista concettuale giapponese Yoko Ono; il belga Polbury e l’artista parigino Faust Cardinali.
All’interno della mostra sarà dedicata una special area che ospiterà la creazione che la maison De Liguoro ha realizzato in collaborazione 
con la designer egiziana Reem Jano, vincitrice, lo scorso anno, del premio “De Liguoro”. In esposizione anche l’opera di Gabriela Secarea, 
la quale si è aggiudicata nel 2017 il premio Artistar Jewels @Camera Lucida, offerto al miglior designer della Romania. All’interno del volume Artistar Jewels 2018 tutti i partecipanti vedranno pubblicati gli scatti dello shooting fotografico, organizzato dal team dell'evento e realizzato dal fotografo Andrea Salpetre. Il libro è edito dalla casa editrice Logo Fausto Lupetti e sarà disponibile a livello nazionale e internazionale in tutte le librerie in Italia e nelle principali capitali europee.

Dicembre 2017

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Dopo una lunga serie di collaborazioni con grandi artisti e maestri di fama internazionale, continua il percorso 
dell’effervescente naturale accanto all’Arte Contemporanea italiana. Dal 2010, infatti, Ferrarelle rende omaggio alla creatività e all’estro degli artisti nostrani affidando alla Platinum Edition, prodotto top di gamma, la sua Art Collection.
Nato a Firenze nel 1946, Sandro Schia, membro della Transavanguardia, vive e lavora tra gli Stai Uniti e l’Italia. 
Ha esposto alla Biennale di Parigi, alla Biennale di San Paolo, in diverse edizioni della Biennale di Venezia e in numerose mostre in Italia e all’estero.Le sue opere sono state esposte in musei italiani e internazionali, tra cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam (1983), il Metropolitan Museum di NewYork (1984), la Neue Nationalgalerie di Berlino (1984, 1992), il Musée National d’Art Moderne de la Ville de Paris (1984), il Boca Raton Museum of Art, Florida (1997), la Galleria Civica di Siena (1997), la Galleria Civica di Trento (2000), Palazzo Pitti e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (2002), Triennale Bovisa, Milano (2009), la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma (2010) e Palazzo Reale, 
Milano (2011), CIAC di Foligno (2017) e Villa Rufolo Ravello (2017). Dal 2015 è rappresentato dalla galleria Marc Straus di New York. La Art Collection 2017, venduta al prezzo di 25euro, sarà disponibile in numero limitato al Bar Ferrarelle.

Dicembre 2017

L'arte contemporanea è fresca come l'acqua

I serpenti di Bulgari in mostra  a Tokyo

A Tokyo è stata presentata un’anteprima esclusiva della mostra SerpentiForm in concomitanza con la cerimonia degli Aurora Awards. Dopo il successo riscosso a Singapore presso l’ArtScience Museum, dal 25 novembre SerpentiForm approda in un’altra location d’eccezione: la Tokyo City View presso la Mori Tower, che vanta la vista più incredibile del panorama della città. In SerpentiForm convivono le creazioni Serpenti di Bulgari e opere d’arte lanciata lo scorso anno a Roma per evidenziare l’incessante ispirazione proveniente dal potente segno del serpente. Dalla fine degli anni ’40 Bulgari ha catturato la forza espressiva di questo simbolo così evocativo, reinterpretandolo per la prima volta nella gioielleria con sinuosi orologi-bracciali, che nel corso degli anni si sono affermati come una vera icona dell’audacia creativa del Marchio. Con SerpentiForm, Bulgari offre un itinerario eclettico ed evocativo attraverso i gioielli, l’arte contemporanea, il design, e la fotografia. 

Dicembre 2017

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Le eleganze del Settecento

al Museo del Tessuto di Prato


Dal 14 novembre, a sei mesi dall’inaugurazione, il percorso espositivo della mostra Il Capriccio e la Ragione. Eleganze del Settecento europeo si rinnova con una nuova esposizione di oggetti. Gli abiti provenienti dal Museo della moda e del costume delle Gallerie degli Uffizi e i tessuti del Museo Studio del Tessuto della Fondazione A. Ratti di Como verranno sostituiti da altrettanti splendidi esemplari. Si tratta, infatti, di una rotazione finalizzata al mantenimento del buono stato di conservazione dei tessili, considerata la lunga apertura al pubblico della mostra (fino al 29 aprile 2018).
Per quanto riguarda l’abbigliamento femminile una nuova robe à la française e una nuova robe en chemise andranno a sostituire i modelli attualmente esposti.
Il primo è uno splendido esempio del costume settecentesco per eccellenza, la robe à la française, foggia che si diffuse dopo il 1715 e che, dalla seconda metà del secolo, s’impose come abito ufficiale delle corti europee. Un abito “architettonicamente” strutturato, a partire dalla circonferenza complessiva di oltre tre metri ottenuta grazie a sotto gonna rigidi chiamati paniers. Questo abito è stato sopposto ad un laborioso intervento di restauro, curato dal Museo del Tessuto stesso tramite il consorzio Tela di Penelope, 
con azioni di pulitura, rimozioni di interventi pregressi non più idonei, consolidamento di lacune e messa in forma per l’esposizione.

Novembre 2017



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Energy Free Tree, l'albero di Natale creato con materiali di scarto

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In questi giorni davanti all’ingresso di Museion di Bolzano sul lato via Dante sorge un’imponente impalcatura: non si tratta di lavori di manutenzione, ma di allestimento di un’opera d’arte, più precisamente di Energy Free Tree, un originale albero che l’artista Gianni Pettena (Bolzano, 1940) ha ideato per questo Natale a Museion. L’albero sarà alto più di otto metri e realizzato interamente con materiali di scarto, come tubi di scappamento provenienti da automobili e automezzi. 
L’opera sarà collocata davanti all’ingresso di Museion e verrà inaugurata ufficialmente giovedì 23 novembre alle ore 19.30, in coincidenza con l’apertura dei mercatini di Natale. “Con Energy Free Tree elementi di scarto tornano in vita per celebrare quel periodo dell’anno che anche nel mondo pagano è considerato di rinascita. Per poter essere utilizzati, i tubi di scappamento sono stati sottoposti ad un particolare processo 
di pulitura – in questo senso, la realizzazione dell’opera è stata possibile grazie al supporto del gruppo Santini Spa e alla collaborazione con l’Azienda di Soggiorno di Bolzano, di cui siamo molto felici” - commenta Letizia Ragaglia, direttrice di Museion. L’albero rimarrà esposto fino all'otto gennaio 2018.

Novembre 2017

Le opere dei maestri della fotografia

in "My name is style" 

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29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (via San Vittore 13) ospita, dal 18 novembre al 10 febbraio, la mostra MY NAME IS STYLE, con le opere di cinque maestri della fotografia: Gian Paolo Barbieri, Lucien Clergue, Greg Gorman, William Klein, Amedeo Turello.
Trenta opere dei cinque maestri della fotografia internazionale raccontano l’essenza dello stile attraverso la propria inconfondibile espressione artistica. La rassegna inaugura il format che 29 ARTS IN PROGRESS gallery proporrà annualmente in occasione del Photo Vogue Festival.

Novembre 2017

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