Moda


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Tra terra e mare, nel cuore della Maremma
sorge l'albergo più romantico

Un’antica villa medicea incorniciata dalle morbide colline della Maremma, accarezzata dagli aromi balsamici della macchia mediterranea, che avvolge gli ospiti nel più completo benessere: il Resort L’Andana, nel cuore della tenuta La Badiola, 500 ettari poco distante dal borgo di Castiglione della Pescaia, ha conquistato un prezioso riconoscimento: durante la cerimonia dei Love Travel Awards 2018 a Monte Carlo, nel Principato di Monaco, è stato ufficialmente proclamato vincitore nella categoria “Most Romantic Resort Hotel”.
La struttura e la tenuta sono state selezionate in una rosa di candidati elaborata dai più influenti designer di viaggi in destinazioni romantiche. Il fascino di questo Resort, associato a “The Leading Hotels of the World”, brand internazionale leader dell’hôtellerie di lusso, è legato alla sua storia – era la residenza estiva di Leopoldo II, duca di Toscana – e all’incanto di un luogo dove la terra e il mare, con i loro colori e profumi, si fondono per realizzare un quadro di assoluta bellezza.

Aprile 2018

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Fara San Martino, il borgo medievale dei pastai

Fara San Martino, piccolo borgo in provincia di Chieti, che sorge alle porte del Parco Nazionale della Maiella, fa parte della Comunità Montana della Maielletta e da quest'anno è stata premiata, dal Touring Club d'Italia, con la Bandiera Arancione, premio che si attribuisce ai borghi più belli d'Italia.

Il borgo medievale sorge proprio sotto la Maiella e vi si può accedere anche attraverso le “Gole di Fara” delle vere e proprie grotte scavate nella roccia, sito di grande attrazione turistica molto apprezzata dagli escursionisti.

Situata allo sbocco del Vallone di Santo Spirito, attraversata dal fiume Verde, così chiamato, dal colore delle sue acque, alle falde del Massiccio della Maiella e da dove si aprono delle profonde Gole rocciose chiamate appunto “Gole di Fara” che permettono di arrivare fin dentro il paese.

La piccola cittadina venne fondata dai Longobardi e la chiamarono così per via della loro profonda devozione a Santa Fara. I monaci benedettini nel X secolo fondarono “l'Abbazia di San Martino in Valle”, questa “dominazione” durò per vari secoli, fino a quando l'abbazia fu soppressa e fu annessa al Vaticano per opera di Papa Niccolò V.

Il piccolo borgo presenta attualmente vari frammenti architettonici e stili a testimonianza del passato. Dal portale duecentesco, agli affreschi rinvenuti nell'abbazia di San Martino, sono prove tangibili dell'opera di conservazione degli abati da tramandare ai posteri.

Nel 1706 un terremoto distrusse quasi totalmente il centro abitato, che venne totalmente modificato all'atto della ricostruzione e che quindi si espanse fuori delle mura.

Ma la grande fortuna del piccolo centro pedemontano, avvenne nell'ottocento, con l'antica tradizione della produzione della pasta, ma non più artigianalmente, bensì a livello industriale. Lo spirito imprenditoriale della sua popolazione e l'aspetto prettamente favorevole del paesaggio hanno favorito lo sviluppo industriale di questa branca dell'economia locale. Infatti, proprio a Fara San Martino, sono fiorite le principali aziende produttrici di pasta quali il Pastificio del Cav. Giuseppe Cocco, il Pastificio dei F.lli De Cecco etc. aziende, ad oggi, leader nel settore, che esportano i loro prodotti in tutta Italia e all'estero.

La produzione della pasta ebbe inizio sfruttando la grande ricchezza del patrimonio idrico rappresentata dal Fiume Verde. L'acqua del fiume, infatti, ha permesso di attivare le macine dei numerosi mulini ad acqua che sorsero sul territorio e che permisero di produrre la semola di grano. E poi, lo spirito imprenditoriale dei maestri pastai, fece il resto, infatti, inventarono il primo sistema di essiccazione della pasta. Mentre fino ad allora, la pasta veniva essiccata all'esterno, ostaggio, quindi, delle condizioni metereologiche, creando un essiccatore ad aria calda, permise di pastificare in ogni periodo dell'anno, raggirando l'ostacolo delle condizioni metereologiche e delle stagioni, permettendo così maggiore slancio alla produzione della pasta su larga scala e consentendo una forte espansione all'economia locale.

Nel centro abitato il turista potrà visitare veri luoghi e siti di grande interesse culturale ed artistico. Nel “Borgo di Terravecchia”, così è chiamata la parte più antica del centro storico, si possono visitare il Palazzo Di Cecco e la Chiesa di S. Maria Annunziata.

Il Borgo di Terravecchia è posto nella parte più alta dello sperone roccioso, vi si accede dalla “Porta del Sole” risalente al XVI sec. E presenta una lunetta con raffigurazioni della Vergine tra S.Antonio e S. Emidio. Il Palazzo Di Cecco è risalente al XV sec. In chiaro stile medievale e si affaccia proprio sulla piazza principale del centro storico.

L'Abbazia medievale di San Martino in Valle è senza dubbio, il primo sito monumentale costruito a Fara San Martino. Oggi, sebbene restaurato, è un rudere, ma visitabile ed in estate ospita interessanti serate musicali.

Altro sito di particolare interesse, soprattutto per escursionisti ed amanti della natura, è la Riserva Naturale Fara San Martino Palombaro. Piccolo paradiso terrestre che si estende nelle tre Gole di San Martino: il Vallone di Santo Spirito, Macchia Lunga, e Valle Cannella.

Le tre Gole offrono un paesaggio e una natura quasi selvaggia, piena anche di anfratti e grotte naturali, mete predilette da escursionisti, da speleologi e da turisti amanti della natura. 

Aprile 2018

Pedalando nel cuore dell'Europa 

L’occhio attento e competente di Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta) non poteva restare insensibile al fascino della Repubblica Ceca, da scoprire lentamente, su due ruote. Nasce così la collaborazione tra l’ ente per promuovere le vacanze in bicicletta, lungo i numerosi e variegati itinerari –anche transnazionali- per bike e mtb che solcano il Paese in lungo e in largo. Si parla di una rete di centinaia di chilometri ciclabili, impossibile raccontarveli tutti. Doveroso venire a provarli! Eccone però intanto un assaggio.​

Aprile 2018

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Le ciclovie trasnazionali

Tanto per cominciare, la Repubblica Ceca è al centro dell’Europa geograficamente, storicamente e anche per quanto riguarda i grandi circuiti cicloturistici internazionali. Passano infatti di qui alcune delle più importanti ciclovie transnazionali: la Greenway Praga-Vienna, il tracciato paneuropeo Praga-Pilsen-Parigi e il sentiero della Cortina di Ferro, che ricalca il vecchio confine tra Europa Est e Ovest. Parte invece proprio dalla Repubblica Ceca la Via dell’Elba (quasi 400km, da Praga a Dresda), un tuffo nella storia, prima lungo la Moldava e poi lungo l’Elba. Inaugurata solo da un paio d’anni, infine, è arrivata anche una ciclabile che ricalca l’antico percorso della ferrovia che collegava la città boema di Slavonice e quella austriaca di Dobersberg (13km), parte di quello che, una volta ultimato, sarà noto come il Ciclocircuito Thayarunde: 90 km di collegamento con anche le città di Waidhofen, Raabs an der Thaya e Pisecna.​

Tra la natura...

Il paesaggio ceco è vasto e vario, comunque fantastico da setacciare in bicicletta. Laghi o fiumi, montagne, colline o pianura, boschi, prati o vigneti… è solo questione di gusti e di allenamento. ​

I meno allenati e meno sportivi è bene che prediligano le pianure che vestono di verde la Cechia. E non temano di trovare paesaggi monotoni. Nel Sud della Boemia, per esempio, le piste ciclabili si insinuano tra i laghi artificiali della zona di Trebon in un paesaggio unico di terra e acqua. Nel Sud della Moravia, là dove corre la Via del Vino, gli itinerari cicloturistici si avventurano invece in piacevoli saliscendi tra filari di vigne, a caccia di paesini pittoreschi e ottime cantine. Sempre in Moravia, si può decidere di seguire il corso del canale di Bata (80km), fin dove le gambe reggono e poi tornare alla base a bordo dei battelli di linea. Quelli che non disdegnano la salita, affrontino la montagna, in sella alla mountain bike. Selva Boema, Monti Metalliferi, Monti Jizerske, Monti dei Giganti e Monti Orlicke, Jeseniky, Beskydy, Carpazi Bianchi e le alture boemo-morave li aspettano. In quota sempre nuovi sentieri e tracciati, soprattutto nei pressi delle principali località di villeggiatura, degli impianti di risalita e di resort attrezzati, garantiscono un’offerta su misura per gli alpine biker. Tutti i fiumi e i canali cechi, poi, che siano o no attrezzati con vere e proprie piste ciclabili, sono una sorta di „guida naturale“ che invita il ciclista a seguirne il percorso lucente in mezzo a verdi campagne, antichi borghi e città storiche.​

 

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La Scozia in primavera tra meraviglie naturali, sport, musica e whisky

La Scozia vi aspetta mentre il passaggio delle stagioni tinge gli spettacolari paesaggi di nuovi colori, scoprite un calendario ricco di meraviglie naturali, avventure all’aria aperta, tradizioni sportive, musica straordinaria, whisky pregiati e i più entusiasmanti festival artistici al mondo. 
Visitate il Paese nel mese di marzo. La primavera chiama ed è davvero magnifica! Quando il paesaggio inizia a sgelarsi, bucaneve, crochi e rododendri iniziano a sbocciare, aggiungendo un tocco di colore che mancava da un po’ al paesaggio scozzese. Ammirate i fiori graziosi e delicati in occasione dello Scottish Snowdrop Festival. Un altro inconfondibile segno che la primavera è alle porte è il ritorno dei falchi pescatori dall’Africa verso i propri nidi scozzesi dalla fine di marzo fino ad aprile. Andate a visitarli presso il Loch Garten Osprey Centre e il Loch of the Lowes Visitor Centre.  I mesi più lunghi e miti della primavera sono straordinari per fare passeggiate, giri in bici ed escursioni a piedi. L’inizio di maggio è il momento perfetto per rimettersi in attività, proprio quando sta per iniziare ufficialmente 
la stagione golfistica scozzese. È anche il periodo perfetto per praticare canoa e kayak quando gli scroscianti fiumi si gonfiano a causa delle abbondanti piogge e  per lo scioglimento dei ghiacci e delle nevi sulle montagne. 
Potrete dedicarvi anche alla pesca al salmone; la Scozia è uno dei migliori, se non il migliore, Paese al mondo per la pesca del salmone atlantico, con la stagione che raggiunge il culmine agli inizi di aprile e poi di nuovo all’inizio dell’autunno.
Dedicate un brindisi alla primavera, la stagione ideale per degustare dell’ ottimo whisky  scozzese e una buona dose di cultura. Il Glasgow International Comedy Festival inizia a marzo, seguito immediatamente dallo spettacolo pagano del Beltane Fire Festival ad aprile,  mentre l’intero mese di marzo è noto come il mese del whisky. Potete anche farvi un’idea della vivacità dell’arte scozzese presso 
lo stravagante Spring Fling di Dumfries & Galloway.

Marzo 2018

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León, capitale spagnola della gastronomia 2018

León è la nuova Capitale spagnola della gastronomia. La città e la zona circostante sono famose per le tapas, per i bar e i ristoranti sempre affollati e per la cecina o i prodotti a base di carne di maiale come il botillo.
Léon, raggiungibile da Madrid con i treni ad alta velocità in poco più di due ore.
Il quartiere Húmedo è famoso per le squisite tapas, che danno la possibilità di gustare la cucina locale a piccole dosi. La cecina, i chorizos, i sanguinacci e gli insaccati a base di carne di maiale in genere sono un ingrediente molto comune nelle tapas. Per quanto riguarda le bevande, è possibile provare i vini della regione di Castilla y León (i più noti sono quelli della Ribera de Duero, Rueda o del Bierzo) o la birra, che in questa zona si gusta in cortos (bicchieri piccoli). Il quartiere Húmedo ha una posizione centrale e si estende attorno alla piazza di San Martín. Probabilmente il prodotto principale di León è la cecina (carne disidratata che ricorda il prosciutto, preparata principalmente a partire dal manzo o dal cavallo). 
Gli altri prodotti famosi sono il botillo del Bierzo (insaccato derivato del maiale), che si mangia ad esempio con cachelos (patate tipiche della zona). E tra i formaggi, ricordiamo l’azul de Valdeón.Altri piatti molto popolari sono il cocido maragato, il picadillo di maiale, la zuppa di trota, la zuppa d’aglio o l’agnello in umido.

Marzo 2018

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Erice, il borgo medievale dal panorama

più bello della Sicilia

Erice, è il centro cittadino che sorge sulla vetta dell'omonimo Monte Erice, da cui il nome del borgo stesso, a 751 metri sul livello del mare. Nel paese vivono circa 1500 abitanti, popolazione che si decuplica nel periodo estivo, mentre la maggior parte della popolazione vive a “Casa Santa” una frazione, che sorge proprio a valle.

Il nome Erice deriva da Erix un personaggio mitologico. Il territorio di Erice, chiamato “Agro Ericino” si estendeva e comprendeva oltre al territorio dell'attuale comune, anche parte del territorio di Valderice, Custonaci, S.Vito Lo Capo, Buseto Palizzolo e parte anche di Castellammare del Golfo.

L'Imperatore Federico II con un decreto regio del 1241 concesse agli ericini il possesso di questo vasto territorio che identificò in casali: Casale Curtii, Casale Scupelli, Casale Fraginisi etc. con tutte le loro pertinenze, e non si fermò lì, infatti, suddivise ulteriormente questo vasto territorio in feudi e contrade, a seconda dell'appartenenza a nobili e casate più o meno imparentate tra di loro. Il litorale si prolungava fino alla spiaggia di Castellammare del Golfo e a quella di S.Giuliano. Erice era conosciuta anticamente come “la città delle cento chiese e conventi”. Ancora oggi molte sono visibili, visitabili e sono aperte al pubblico culto.

In Sicilia, è una delle mete più ambite dai turisti e dal 2014 fa parte dei borghi più belli d'Italia. La sua posizione geografica le permette di far ammirare i panorami tra i più belli della Sicilia stessa. La sua struttura tipicamente medievale, con le piccole stradine strette e ciotolate, archi e piccoli cortili detti “bagli”, botteghe artiginali con i cosidetti “Balatari” ovvero grossi mensoloni in pietra su cui esporre la merce dove è possibile acquistare prodotti tipici quali ceramiche, tappeti, borse etc.

Cosa vedere ad Erice? Il castello è senz'altro uno dei siti più caratteristici. Costruito dai normanni, venne costruito sulle rovine di un santuario preesistente. Con l'edificazione del Castello furono costruite le Mura e le Torri del Balio, un tenpo collegate al Castello da un ponte levatorio, oggi sostituito da una scalinata. Il panorama che si gode è senza dubbio tra i più belli d'Italia, alle pendici del monte Erice si notano il porto di Trapani, ad ovest la bellezza delle isole Egadi e a sud Marsala con le Isole dello Stagnone. Quando le condizioni climatiche sono particolarmente favorevoli, si riescono a scorgere a nord-ovest l'isola di Ustica e a sud la sagoma di Pantelleria, il tutto circondato dall'azzurro e stupendo mare della Sicilia.

Altro sito che merita di essere visitato è la Torretta Pepoli. Fu il Conte Agostino Pepoli, studioso ed archeologo, a volerla. Ideò e fece sopra un picco roccioso sotto il Castello, una Casina in stile moresco, oggi di proprietà del Comune. Nel 2013 sono stati avviati i lavori di ristrutturazione per portare all'antico splendore la costruzione ed adibirla ad “Osservatorio per la pace”. E poi visto che Erice è detta “la città dalle cento chiese”, non ci si può esimere o rinunciare ad un giro di quelle più importanti come la Chiesa del SS. Salvatore, la Chiesa di S. Martino, la Chiesa di S.Giuliano, quest'ultima, fatta edificare da Ruggero d'Altavilla, nel 1076, su una preesistente Chiesa, come gratitudine nei confronti del Santo, per averlo “aiutato” a scacciare gli Arabi dall'Isola.  

La Chiesa di S.Carlo, costruita  per ospitare un Orfanotrofio, infatti ancora oggi conserva una ruota girevole, utilizzata dalle suore di clausura per conasegnare agli acquirenti i famosi pasticcini, realizzati con grande maestria dalle loro mani. Ad Erice, dal XVI secolo,  è possibile vedere la rappresentazione dei “MISTERI”. Il pomeriggio del Venerdì Santo, i Misteri, ovvero delle Statue in legno dell'800, pesantissime, vengono condotti a spalla dai confratelli e devoti, per le vie del borgo seguendo sempre lo stesso percorso originario.

Erice è anche la città della Scienza. Dal 1963 infatti è sede del “Centro di cultura scientifica Ettore Majorana”, istituito per iniziativa del Professor Antonino Zichichi, per richiamare gli studiosi più qualificati del mondo per la trattazione scientifica di problemi e criticità in vari settori. Dal 1957, si organizzano, ogni anno, in primavera, una gara automobilistica chiamata “Cronoscalata Monte Erice”. E' un vero e proprio campionato sia italiano che europeo. La gara si svolge sui tornanti che partono a valle da Valderice e arrivano fino alla vetta del Monte Erice. E vi partecipano gareggiando vetture moderne, storiche, prototipi da competizione.

Dopo avere visitato gran parte dei monumenti e siti del piccolo borgo medievale, è necessario tuffarsi tra i prodotti tipici quali: i Bocconcini di Erice, ovvero  , piccoli pasticcini di pasta reale con cuore di marmellata di cedro al liquore; o la tipica genovese con crema un dolce di pasta frolla con all'interno crema di ricotta, sormontata di zucchero al velo nella parte supriore; o i Mustaccioli, biscotti confezionati seguendo rigorosamente la ricette delle suore di clausura che li avevano ideati. Ma Erice non è solo gastronomia, l'artigianato artistico è costituito anche dalla creazione di ceramica artistica, conosciuta in tutto il mondo come Ceramica Ericina, dai tipici colori azzurro verde e giallo, nonché dalla realizzazione dei tappeti dai colori vivaci e dalle borse. Infine, Erice, è stata utilizzata come set cinematografico, per le riprese della “Baronessa di Carini”.

Marzo 2018



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Deruta, il Borgo delle ceramiche artistiche​

Deruta, inserito tra i borghi più belli d'Italia, è un piccolo centro medievale in provincia di Perugia. Noto in tutto il mondo per la sua produzione di ceramiche artistiche. Circondato dalla cinta muraria, si trova il “borgo antico” il cuore pulsante del centro e salendo dalle tre porte delle mura che lo avvolgono si accede al centro storico.

La Porta S.Angelo, che è la principale, e le altre due minori, la Porta Perugina e la Porta del Borgo portano il turista direttamente al centro storico, dove potrà visitare i monumenti più rappresentativi della città quali  la Chiesa di S.Francesco, le due torri civiche, le pinacoteche e i musei che custodiscono oltre a preziose tele provenienti dalla scuola del Perugino, anche pezzi di ceramica artistica risalenti al XV secolo.

Il nome Deruta deriva, con molta probabilità, dal latino diruta, che vuol dire abbattuta, rovinata, franosa. Sembra che la cittadina sia stata fondata intorno al 1531 dai perugini in fuga in seguito al saccheggio di Perugia e al conseguenziale incendio. I principali monumenti da visitare appena arrivati a Deruta sono la Chiesa di S.Francesco, da cui proviene l'affresco del Perugino, raffigurante il Padre Eterno con i Santi Rocco e Romano;

la Chiesa di S.Antonio Abate con affreschi di Bartolomeo e Giovan Battista Caporali; il Santuario della Madonna del Bagno con oltre 700 ex voto in maiolica.

Inoltre nella città è possibile visitare diverse Musei e Pinacoteche, tra queste: la Pinacoteca Comunale, Il Museo regionale della Ceramica, il Museo della Fabbrica delle Maioliche Grazia, il Museo di Storia Naturale di Casalina.

Altri siti di particolare interesse culturale ed artistico sono le Fornaci, visitabili ed aperte al pubblico. La Fornace di S.Salvatore, facente parte del Museo Regionale della Ceramica e la ex Fornace Grazia.

Inutile dirsi che l'economia di questo bellissimo borgo medievale è basata sulla produzione delle maioliche artistiche. Il documento più antico di questa particolare forma d'arte è risalente al 1200. Nei secoli successivi, la maiolica derutese raggiuse il massimo splendore, sia dal punto di vista tecnico artistico che per la sua diffusione in parecchie piazze italiane. Nel '500, gli artisti firmavano opere ed oggettistica, come piatti, coppe, stemmi nobiliari etc. dove venivano rappresentate figure femminili, scene mitologiche, battaglie di cavalieri medievali, immagini sacre etc. Mentre nel '200 i colori predominanti delle maioliche erano il verde ramina ed il bruno manganese, nel '500 la tavolozza dei colori si arricchisce dell'arancio, del blu e del giallo. Propria del '500 è la famosa “Tecnica del Lustro”. Utilizzando questa tecnica, i vari pezzi vengono decorati con riflessi dorati, ed il primo pezzo che si è avvalso di questa nuova tecnica è una Targa a rilievo che raffigura il Martirio di S. Sebastiano e che è talmente preziosa da essere conservata al Victoria and Albert Museum di Londra. Ma non solo pezzi di artigianato, anche pavimenti come quello della Chiesa di S.Francesco a Deruta, di S.Maria Maggiore a Spello, o della Sacrestia della Chiesa di S. Pietro a Perugia, sono testimonianze della migliore produzione di maioliche derutesi. Nel tempo lo stile ed i decori si trasformano e le raffigurazioni riguardano intrecci di foglie, arabeschi, uccelli ed altri animali.

A Deruta si trovano ancora oggi botteghe, laboratori, fabbriche, sale di esposizione e persino due scuole d'arte ceramica. L'Azienda Derutese più antica e famosa è la Ditta U. Grazia, fondata nel XVI secolo e fino ad oggi, è la più antica azienda al mondo produttrice di ceramica artistica.

Dopo aver fatto una full immersion nel mondo delle ceramiche derutesi, è consigliabile assaggiare i prodotti tipici della città, quindi i “Passatelli”, rigorosamente in brodo. E' un piatto povero, ma ricco di sapore e molto raffinato nella sua semplicità; i “Pomellati” dolci, molto simili ai supplì, che i Derutesi preparano specialmente nel periodo natalizio, ma che si trovano anche durante tutto l'anno; o il “Brustengolo” un dolce secco, basso, di forma rettangolare o rotonda, a base di farina di mais.

Febbraio 2018


Le 8 piste da provare in Trentino 
Discese mozzafiato, canaloni e pendenze 

Tracciati memorabili sui quali si sono sfidati i più forti sciatori del mondo, discese da brivido assolutamente da provare, piste epiche che profumano di leggenda. Ecco la nostra guida alle discese da mito da provare. 
Alcune sono famose per la loro lunghezza, altre per le loro pendenze intriganti, altre ancora perché sono teatro di grandi appuntamenti sportivi.

Qualche esempio? Il Canalone Miramonti, dove si disputa la famosa gara di Coppa del Mondo 3-Tre; l’Olimpionica della Paganella, sulla quale si è allenato il campione americano Bode Miller e la Volata in Val di Fassa, che ti permette di sciare con 630 metri di dislivello ed una pendenza massima del 57%.

Canalone Miramonti, Madonna di Campiglio.
Una pista leggendaria, su cui si sono sfidati Bozon, Thoeni, Stenmark e Tomba. Tecnica e impegnativa, nelle  prove mondiali è stata tracciato di slalom, gigsntr e discesa libera. Il tracciato parte a 1725 m di altitudine e arriva a 1545m, con una pendenza media del 27% e massima del 60%.

Pista Olimpionica 2, Dolomiti Paganella
Usata per gli allenamenti europei dell'US SKi Team e più di recente della nazionale norvegese grazie alla sua versatilità, la pista, estremamente tecnica, si divide in tre settori: olimpionica1, 2 e 3. In particolare, la 2, una nera, con il suo muro, è una vera sfida.

Tognola 1, San Martino di Castrozza
Una pista varia e divertente che si dipana tra i boschi dell'Alpe Tognola per oltre 5 km di lunghezza, di fronte alle Pale di San Martino. Semplicemente un cult. Una variante facile che permette di evitare l'ultimo ripido tratto, per sciatori esperti.

Little Grizzly, Val di Sole 
Ecco la novità della stagione, la Little Grizzly, una nera con pendenze vicine al 70%: parte dalla cima del Monte Vigo e scende lungo un bel canalone, per poi infilarsi nel bosco, e scorrere parallela alla pista "Orso Bruno". Una sfids inedita.

Pista Dolomitica, Pinzolo
In pochi anni si è guadagnata la fama di pista tra le più belle dell'arco alpino. Due le varianti, entrambe molte lunghe: la Starter gli sciatori esperti (3,5 km) e la Tour per tutti gli altri (5,8 km). Vista impagabile sul Gruppo del Brenta.

La Volata, Val di Fassa
La volata è adrenalina pura. Si parte da quota 2514 m per arrivare a 1918 m del Passo San Pellegrino, con pendenze medie che sfiorano il 50%. Una nerissima caratterizzata da una serie di muri che permettono agli sciatori di prendere velocità elevate.

Pista Agonistica, Alpe Cimbra
Scendendo dalla seggiovia Fondo Grande-Martinella si imbocca una pista divisa in due parti da una rete: sulla destra c'è la pista nera Agonistica, uno dei fiori all'occhiello del Carosello Ski Folgaria, il più importante delle Prealpi Trentine.

Pista Olimpia, Val di Fiemme
1.400 m di dislivello, la pista Olimpia è una nera impegnativa, tecnica e selettiva, ed è in condizioni ottimali fino a stagione inoltrata.
Alla partenza, al Paion del Cermis e nei tratti pianeggianti si resta incantati dal panorama sulle Dolomiti. Per veri campioni!

Febbraio 2018

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“Rendezvous for two”,

il nuovo pacchetto per due
alle Terme Merano

Ambienti suggestivi pensati per la coppia, come la Private Spa Suite. Trattamenti esclusivi da condividere con il partner, come il bagno nel siero di latte. 
Momenti romantici ideali per coccolarsi, come la Special Night di San Valentino. Esperienze originali come il “Rendezvous for two”. Le Terme Merano hanno 
pensato a ogni minimo particolare per fare, anche della vacanza degli innamorati, un’esperienza unica e indimenticabile. 
La nuova esperienza “Rendezvous for two”

Il successo della formula Day Spa Terme Merano raddoppia! Da questa offerta nasce infatti il pacchetto “Rendezvous for two” che mette insieme i vantaggi del Day Spa per due persone e l’esperienza originale della Cabina Vip di Merano 2000. La coppia che sceglierà il pacchetto “Rendezvous for two” potrà godere di: ingresso giornaliero in piscine e saune con sdraio riservata in sala bagnanti, accappatoio e asciugamano a noleggio, ciabatte e borsa da piscina in regalo; bibita di benvenuto, ingresso giornaliero al centro fitness e utilizzo della cabina a infrarossi nel centro “Spa & Vital”; buono gastronomico del valore di 10 euro, sconto del 10% su tutti i trattamenti benessere individuali e sugli acquisti nello shop delle Terme, parcheggio giornaliero nel garage sotterraneo e buono del valore di 5 euro per la visita successiva. Inoltre compreso nel pacchetto anche l’utilizzo in esclusiva della Cabina Vip nel compensorio sciistico Merano2000, con permanenza fino a 2 ore, per godersi il panorama innevato accompagnato da Champagne e stuzzichini. Un’idea romantica per stupire il partner con un regalo inaspettato e di sicuro effetto.

Gennaio 2018


Siero di latte o vino rosso?


Siete tipi da siero di latte, salutisti e alla ricerca di ciò che fa bene per l’organismo? O preferite la vivacità del vino rosso, la spensieratezza e i piaceri della vita? Qualunque sia il vostro stile, nel centro Spa & Vital di Terme Merano entrambi i prodotti sono naturali e locali, fanno bene all’organismo e soprattutto alla pelle. In particolare il siero di latte biologico aiuta a mantenere l’equilibrio dell’epidermide regolandone il pH, da provare nel pacchetto “Relax imperiale per due” comprensivo di: un bagno di coppia nel siero di latte nella vasca imperiale con calice di spumante, un massaggio 
di coppia rilassante e completo per il corpo con oli aromatici a scelta e un ingresso di due ore alle Terme (188 euro). Il vino rosso, così come uva e vinaccioli, aiuta a contrastare l’invecchiamento della pelle rendendola liscia e morbida. Il pacchetto “Il rituale di vino” comprende: un peeling di coppia al sale di vino rosso, un pediluvio rivitalizzante seguito da un massaggio relax a piedi e schiena, un’avvolgente applicazione finale per il corpo e dolce relax con un bicchiere di vino, un ingresso di 2 ore alle Terme.

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1918-2018: due Paesi, un centenario

Quando sulla cartina si leggeva ancora Cecoslovacchia


Nel 2018 ricorre il centenario della fondazione della Cecoslovacchia, scissa pacificamente nel 1993 nelle Repubbliche Ceca e Slovacca. Le numerose iniziative congiunte per celebrare l’anniversario della liberazione dagli austro-ungarici sono un ottimo pretesto per rivivere la storia sul campo. Esplorando un territorio bellissimo, che porta ancora tutti i segni del suo passato.

Le nuove generazioni devono fare uno sforzo per pensare che la cartina geografica non è sempre stata così come la conoscono oggi. Per molti invece è ancora viva la consapevolezza che negli ultimi secoli guerre, rivoluzioni e trattati hanno riscritto la storia, ridisegnato i confini e plasmato l’identità nazionale di molti Paesi. Tra questi anche la Repubblica Ceca.  

Che le “nuove frontiere” siano state studiate a scuola, seguite in diretta in televisione e sui giornali o accettate come un dato di fatto, altra cosa è andare a ripercorrerle sul campo, visitare luoghi che in un passato ancora prossimo erano altro, almeno dal punto di vista politico e amministrativo. Ammirare tradizioni e culture che un tempo si amalgamavano sotto uno stesso padrone e ora si distinguono fiere, come identità culturali simili ma diverse…Ecco allora l’ennesimo pretesto per  visitare la Repubblica Ceca, con uno sguardo al suo passato più recente, condiviso con la “sorella” Slovacchia.

Gennaio 2018


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Presepi di Spagna, la tradizione del Natale

Arriva il Natale e le strade della Spagna si riempiono di luci, doni e allegria… Ma c'è un altro motivo per fare una gita in Spagna in questo periodo dell'anno: le rappresentazioni della natività di Gesù Cristo, i presepi. Tradizionali, viventi, innovativi, a dimensioni naturali, con particolari tipici, opera di artisti. 
Li troverete praticamente in tutte le località e ne vedrete di sorprendenti.
Si crede che in Spagna l'antica tradizione di montare presepi per commemorare la nascita di Gesù risalga a circa sette secoli fa. Oggi, quando arrivano le feste natalizie (dagli inizi di dicembre al 6 gennaio), quasi ovunque se ne costruisce uno nella Plaza Mayor, nelle chiese e in ogni casa… Molti si sono evoluti in modo spettacolare e presentano pezzi in movimento ed effetti speciali, per la meraviglia di chiunque li contempli. Normalmente tutte le figure sono elaborate in modo artigianale e rappresentano scene bibliche tipiche, come la stessa natività nella stalla, l'annuncio dell'angelo ai pastori, i Re Magi guidati da una stella verso la mangiatoia di Betlemme.Una delle versioni di maggior successo sono i presepi viventi, dove gli stessi abitanti della località vestono gli abiti dei personaggi tipici e organizzano un'autentica rappresentazione della natività, preparando anche prodotti tipici del posto che i visitatori potranno degustare. Volete sapere quali sono i più rinomati?

La località di Buitrago, a Madrid, organizza dal 1988 un famoso presepe vivente formato da circa 200 attori, che raffigurano Gesù, Maria e Giuseppe nella stalla, i pastori, i Re Magi…
Arcos de la Frontera, a Cadice, adorna le sue strade con palme e la gente del posto rappresenta tutte le scene della Natività.

Anche la zona di Valladolid, in Castilla y León, è famosa per i suoi presepi viventi. In particolare vi suggeriamo di visitare quello di Cabezón de Pisuerga, la cui rappresentazione dei mestieri tradizionali vi proietterà indietro nel passato: falegnami, fabbri, lavandaie, mugnai…

A Bàscara (Girona) dal 1973 si organizza un "Pessebre" (con grotte, vegetazione, una fontana…). Oggi più di 300 attori trasformano la cittadina nella Palestina di 2000 anni fa.
Dicembre 2017

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Vale anche la pena di assistere alla rappresentazione sacra del Mistero dei Re di Sangüesa (in Navarra). Si tiene ogni anno il 6 gennaio e, a differenza dei precedenti, non si tratta esattamente di un presepe, bensì di una rappresentazione teatrale all'aperto (scritta in verso nel 1900) che rivive l'arrivo dei Re Magi per l'adorazione del Bambino.

I mercatini di Natale in Alto Adige


Il Natale in Alto Adige è la festa dell'anno più sentita ed emozionante. I piccoli paesini montani, ma anche le grandi città, vengono addobbati e decorati, tanto da apparire agli occhi del visitatore, come se uscissero dal mondo delle favole: ogni casa dal tipico tetto spiovente, magari innevato, viene decorata con addobbi natalizi luminosi e decorati, è tradizione che in ogni salotto, venga disposta la “corona dell'Avvento”, tipica ghirlanda con vischio e pigne; Le famiglie altoatesine si raccolgono e tutti insieme preparano con cura l'Albero di Natale. Ogni strada e vicolo dei piccoli borghi viene addobbato e decorato con rami di abete, palle di Natale, ma soprattutto dalle luminarie. Anche l'aria profuma dio odori ed essenze tipiche natalizie. Vaniglia, cannella, profumo di miele, di biscotti, di dolci tipici, anche tedeschi come lo strudel o lo zelten.

E' davvero molto suggestivo passeggiare nei piccoli paese, quando inizia a nevicare e tutto si illumina di stelle e palline colorate. Immergersi nel fermento prenatalizio della città ma anche godersi il pittoresco paesino di montagna “vestito a festa” per l'occasione.

Merano è' la città, per antonomasia, dove si vive e si percepisce meglio l'atmosfera magica del Natale.

Il Mercatino di Natale di Merano, in particolare è una festa per piccini e grandi, ma anche per i cinque sensi, infatti, si passa dall'ascoltare la musica, i suoni tipici delle zampogne, i rintocchi delle campane a festa, all'ammirare le decorazioni, le luminarie, le tipiche casette dai tetti spioventi innevati e decorati di addobbi colorati e luminosi. Dal respirare l'aria frizzante, ma buona, insomma i visitatori avranno la possibilità di vivere l'autentica magia del Natale. Le 80 casette allineate tra loro lungo il corso principale del centro, danno vita al vero e proprio mercatino di Natale di Merano, conosciuto e rinomato in tutto il Mondo.

In alcune casette vengono esposti prodotti tipici dell'artigianato locale quali, candele, ceramiche, palline di vetro, statue e creazioni artigianali in legno, ma anche presepi. In altre casette, invece, si trovano i prodotti o le specialità gastronomiche tipiche dell'Alto Adige come strudel, panpepato, vin brulè etc. In altre ancora indumenti come guanti e pantofole in feltro, borse ed anche maglie di lana. Durante i week-end quando la presenza dei visitatori si moltiplica, si svolgono anche alcune manifestazioni musicali ed artistiche. Tipica è la tradizionale “Sfilata di S. Nicolò”, patrono della città di Merano, che insieme al suo fedele servitore Knect Ruprecht e dei “Krampus”, i diavoletti, sfila per le vie della città e si svolge nei giorni 5 e 6 Dicembre. E poi le giostre, i trenini o la carrozza natalizia trainata da cavalli bardati a festa. Le bancarelle decorate con amore dagli artigiani che espongono i loro “lavori” e che offrono ai visitatori bevande calde come vin brulè o tè, ma anche pasticcini tipici e strudel e krapfen, ma anche buonissimi “canederli” di grano saraceno o anche “Dimede” che sono forme di pane contadino imbottite con cipolla e speck oppure con patate e tartufi.

Si consiglia, preferibilmente, di visitare il Mercatino di Natale di Merano durante la settimana, o nelle ore serali, visto che durante i week end sono molto affollati e il visitatore non riesce a gustare e godersi tutte le sfaccettature della magica atmosfera natalizia.  


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Val di Sole, un inverno di emozioni

tra presepi, sci e grande musica

La stagione invernale, in Val di Sole, si annuncia ricca di proposte: è l’occasione per immergersi nell’atmosfera natalizia,  tra presepi e musica, scoprendo il borgo di Ossana, o festeggiare il weekend di Sant’Ambrogio con Francesco Gabbani protagonista del Winter Opening Party a Ponte di Legno, e scegliere tra le offerte legate allo sci, in un comprensorio che arriva fino ai 3000 metri.
Piste da sci perfette, masi e rifugi che si affacciano sulle Dolomiti, romantici villaggi con i tetti coperti di neve, come nelle illustrazioni di un libro di fiabe. La Val di Sole è pronta a dare il via all’inverno con una serie di iniziative che uniscono lo sport, il divertimento, la scoperta delle tradizioni e la musica, in un’atmosfera resa magica dalle luci dei presepi e dal profumo delle caldarroste e dei dolci. “Incontri d’Inverno” (dal 1° dicembre al 7 gennaio), a Ossana, pittoresco borgo ai piedi dello storico Castello di San Michele. Una rassegna dedicata ai concerti di Natale, ai cori di montagna, alle degustazioni e soprattutto ai presepi, vero cuore della manifestazione. Punto di partenza o di arrivo è il maniero di San Michele, su uno sperone di roccia: dal mastio del castello si può ammirare un’eccezionale vista panoramica sull’alta Val di Sole. Qui si trova un presepe speciale, dedicato alla tragedia della Grande Guerra. Partendo dalle imponenti mura del castello si scende lungo le stradine e i vicoli del borgo, tra le vecchie «còrt», le cantine e gli ingressi a volta, seguendo un itinerario illuminato da lampade a olio e segnalato da una fune rossa. Un'occasione per ammirare un centinaio di rappresentazioni delle Natività realizzate con materiali semplici e naturali come stoffa, legno, semi o foglie di granoturco. “Incontri d’inverno” si arricchisce, quest’anno, di due novità. La prima è la collezione record di ben 760 presepi realizzati a mano in vari paesi del mondo, riuniti al piano terra della Casa degli Affreschi, uno degli edifici più antichi del centro storico, dove sono stati rivenuti affreschi di notevole pregio risalenti al 1400. Nella “Cort dei Mantovani” si potrà ammirare invece la Casa di Babbo Natale, completa di dimora, slitta e laboratorio degli elfi, dove i bambini potranno divertirsi con personaggi fantastici e atelier creativi. Da non perdere, poi, il Mercatino di Natale allestito in paese, per curiosare tra i prodotti artigianali e assaggiare dolci natalizi e vin brulé nella casetta delle degustazioni.

Dicembre 2017

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La via del vetro nella Repubblica Ceca: storia e maestria

Una tradizione artigianale di oltre 7 secoli, che ancora sopravvive nelle botteghe tradizionali di vetrai e soffiatori, dalla cui maestria -tramandata di generazione in generazione- ogni giorno nascono, oggi come ieri, animali, figurine, fiori, soprammobili, fermacarte, vasi, decori, lampade e lampadari, coppe, bottiglie, bicchieri, calici… Ma anche lenti ottiche e d’ingrandimento, vetri per l’architettura, bomboniere, gioielli, sculture, specchi e vetri artistici. E persino “magiche” sfere per chiaroveggenti.

Il cuore più puro e trasparente della Repubblica Ceca batte in Boemia, la Regione di Praga per intenderci, al confine con Germania e Polonia, altre storiche “roccaforti” nella produzione europea di vetri di pregio.

Come tutti gli altri vanti della tradizione ceca, anche la manifattura del vetro ha origini antichissime. Risale al 1200, quando alcuni monaci nei loro monasteri nelle campagne a Nord della regione boema, particolarmente ricca di potassio e quarzo indispensabili alla produzione del vetro, cominciarono a soffiare oggetti e stoviglie di uso quotidiano con l’ausilio di una canna.

Se potassio e quarzo li avevano nella terra e nella roccia, quei primi vetrai il talento dovevano averlo nel sangue perché non ci misero molto ad affinare la tecnica e trasformarsi in veri e propri artisti del vetro. Stando alle testimonianze raccolte oggi nei musei cechi, già nel 1279 furono infatti realizzati tre grandi mosaici murali per la cattedrale di San Vito a Praga, raffiguranti scene del Giudizio Universale. Non fu che l’inizio di una straordinaria fucina di capolavori a tema religioso, commissionati dal clero boemo.

L’arte però, si sa, non guarda all’abito né alla tonaca. Subito sulla nuova arte misero gli occhi anche i rappresentanti del potere temporale e in epoca rinascimentale di vetrate artistiche e luccicanti decori cominciarono a impreziosirsi anche ville e castelli.

Fatto il debutto nell’alta società, gli ormai rinomati cristalli di Boemia, tanto raffinati e pregiati da far definitivamente concorrenza al “monopolio” veneziano e contendere il mercato ai celeberrimi vetri di Murano, cominciarono a essere un must nei circoli aristocratici e tra le teste coronate, in particolare alla corte degli Asburgo. E’ proprio sotto Rodolfo II d’Asburgo, infatti, notoriamente appassionato d’arte in tutte le sue forme, che l’alchimia del vetro impazza sul suolo ceco e non solo. Armati solo di talento, cannule, punte di diamante e 

nozioni di chimica, i mastri vetrai cechi cominciano a realizzare veri e propri capolavori, a sperimentare consistenze, colorazioni e lavorazioni sempre nuove e sempre più raffinate. In Repubblica Ceca l’epoca barocca, oltre che di stucchi ed elaborate architetture, è un tripudio di vetrate artistiche, specchi-gioiello e fragili decori. Tavole e mobili d’epoca diventano passerella d’elezione per collezioni esclusive e inimitabili di calici, bicchieri, coppe, alzate, vasi, ciotole di cristallo. Rigorosamente boemo.

Con l’avvento di Art Nouveau e Art Deco, tra fine ‘800 e primi ‘900, per l’industria del cristallo comincia una nuova, prolifica epoca. Quel materiale tanto grezzo eppure così raffinato, nelle mani di mastri vetrai sempre più abili e ingegnosi, quasi arditi, trova nuove forme di espressione. Assume fogge, sfumature, caratteristiche prima impensabili. E comincia a essere esportato in tutto il mondo…

Ma un conto è acquistare i cristalli di Boemia nella cristalleria sotto casa o nella boutique del centro, un conto è regalarsi un viaggio nella terra dove nascono, bussare all’uscio di chi lo plasma con immutata passione, ripercorrerne la storia nei musei dedicati al vetro, visitare storiche botteghe e moderne fabbriche. 

Praga e Karlovy Vary certo, ma soprattutto l’area ai piedi dei monti Luzicke e Jizerske, nell’estremo Nord del Paese, in particolare quella attorno a Jablonec nad Nisou dove per secoli l’estrazione delle materie prime, la lavorazione quindi la soffiatura, la manipolazione, l’intaglio e la decorazione del vetro furono fonte di sostentamento per le popolazioni locali. E’ qui che nacquero le prime scuole professionali per aspiranti vetrai, cui si deve la perpetuazione di un’arte delicata e antica. Ancora oggi sono concentrati in quest’area numerosi atelier e showroom di artisti e designer del vetro. 

Poco più sotto, nel Parco Nazionale dei Monti dei Giganti, i più alti e noti della Repubblica Ceca, ecco anche Turnov, dove all’inizio del XVIII secolo fu avviata la produzione di vetri colorati, indispensabile allo sviluppo dell’industria di bigiotteria in vetro a Jablonec. Non è esagerato, dunque, dire che Turnov è un gioiello: non solo è la culla di orafi e artisti che si esibiscono in piccoli capolavori d’oro e vetro e in preziose miniature, ma il territorio è una sorta di miniera sotto il cielo: semplicemente passeggiando in mezzo alla natura non è raro trovare esemplari di agata, diaspro, ametista e preziosi fossili. Ma se volete esser assolutamente certi di trovarli, è bene che vi rechiate direttamente al Museo del Paradiso Boemo a Turnov, dove sono raccolte ed esposte pietre preziose provenienti dal mondo intero. 

Infine, un tocco di lucente colore con il rubino di Boemia, gemma tra le gemme, i cui giacimenti si rintracciano per lo più nella regione centrale della Boemia, meglio nota come Paradiso Boemo, che oltre alla pregiata pietra dura vanta tra i suoi gioielli numerosi capolavori barocchi, concentrati soprattutto a Turnov ma distribuiti anche in altri borghi e città.


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Museo del Vetro di Harrachov sfoggia una straordinaria collezione che con migliaia di pezzi offre uno sguardo esaustivo e affascinante sulla produzione locale, sia con occhio storico, che tecnico. Possibilità di visite guidate alla fabbrica e di acquisti nel negozio.​

Museo della Boemia Settentrionale, inaugurato nel 1873 a Liberec e dedicato a tutte le forme d’arte locali, accoglie anche una esposizione permanente dedicata all’evoluzione del vetro in Europa dall’antichità a oggi, in relazione a tutte le arti.​

Scuola di Arti Applicate, fondata nel 1920, non solo sono esposte tutte le creazioni degli studenti, ma è possibile assistere a dimostrazioni di lavorazione del vetro: soffiatura, lavorazione manuale, intaglio​

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Passavia, la città dei tre fiumi


Una città situata alla confluenza di tre fiumi ha indubbiamente una grande importanza sia per gli scambi commerciali che per il dominio militare della zona. Lo avevano capito già i romani che qui fondarono ben tre accampamenti militari. Più tardi, dal 1217 al 1803, Passavia fu sede dei vescovi-principi e la diocesi divenne presto una delle più grandi del Sacro Romano Impero.

Nel 1662 e 1680 due incendi distrussero gran parte della città e i vescovi regnanti, tutti innamorati dell'Italia, fecero ricostruire la città, con l'aiuto di architetti italiani, in stile barocco, rococò e neoclassico, conferendole così il suo affascinante aspetto odierno.

Ma il motivo per cui la città è chiamata delle volte "Das Venedig Bayerns" (la Venezia della Baviera) è anche un'altro. Tre fiumi portano tanta acqua e spesso anche troppa. L'acqua alta è sempre stato un flagello per Passavia. Su alcune case lungo la riva del Danubio sono indicati i livelli raggiunti dall'acqua alta negli ultimi secoli. Uno dei più catastrofici disastri della storia di Passavia si è verificato nel 2013 quando l'acqua alla confluenza tra Inn e Danubio ha raggiunto l'altezza di 12,83 metri (rispetto ai 6,8 metri dell'altezza normale), causando danni enormi. Per conoscere Passavia è consigliata una passeggiata lungo le rive di Inn (per la "Innpromenade" proseguendo per il "Innkai") fino all'estremo della penisola dove l'Inn confluisce con il Danubio, per poi scendere dall'altra parte lungo la riva del Danubio fino al vecchio municipio. Da lì potete inoltrarvi nel centro storico per esplorare le piazze (soprattutto la Domplatz e la Residenzplatz), i palazzi e la chiese (da non perdere il duomo di Santo Stefano). Un'altro modo interessante e panoramico per conoscere Passavia è offerta dai battelli passeggeri che fanno il giro dei tre fiumi.

Negli ultimi anni sempre più navi da crociera che percorrono il Danubio si fermano a Passavia e il numero di turisti che arrivano in questo modo in città, anche se solo per poche ore, è in continuo aumento.

Sebbene abbia una lunga storia, Passavia è una città molto giovane. Ciò è dovuto all'alto numero di studenti che frequentano la sua università (12.000 studenti su 50.000 abitanti). La città è anche una tappa importante del "Donauradweg", una pista ciclabile lungo il Danubio, che va dalle sorgenti del fiume in Germania fino al Mar Nero. La parte più bella e più frequentata di questa pista ciclabile va da Passavia a Vienna e molti ciclisti iniziano questa avventura proprio qui, a Passavia. 

Novembre 2017

DA VEDERE tutto il centro storico sulla penisola fra i fiumi Inn e Danubio la Veste Oberhaus, l'antica fortezza (del XIII secolo) che sovrasta la città, più volte rimaneggiata, ampliata ed abbellita, oggi ospita un museo di storia, folclore ed arte con opere di Rubens, Raffaello, Rembrandt ed altri il duomo di Santo Stefano, di impianto gotico ma con facciata e navata barocche all'interno del duomo: il bellissimo organo che è il più grande del mondo accanto al duomo: la piazza Domplatz, circondata da palazzi antichi, al centro un monumento al re bavarese Ludwig I il vecchio municipio che risale al '300, con una torre alta 38 m, situato sulla riva del Danubio, la piazza Residenzplatz con la residenza del vescovo che ospita il ricco museo del duomo il Passauer Glasmuseum (museo del vetro) che espone, in 25 sale, 13.000 pezzi del vetro della Boemia, dal 1650 al 1950.

Bussana Vecchia, il borgo degli artisti

La Liguria non è solo Portofino, Camogli, conosciute in tutto il mondo per i suggestivi panorami, che si specchiano sul mare, o Sanremo con il suo Festival, in Liguria si possono trovare e visitare anche suggestivi e tipici borghi medievali, tra questi spicca BUSSANA VECCHIA o il Borgo degli Artisti. Bussana Vecchia sorge ad un tiro di schioppo da Sanremo, è un tipico borgo medievale, che un gruppo di Artisti ha pensato bene di farlo rinascere da quel che rimaneva dell'antico borgo medievale distrutto da un terribile terremoto. Infatti nel 1887, un violento terremoto lo danneggiò fortemente tanto che i borghigiani furono costretti a lasciare le loro case e trasferirsi altrove. Per quasi mezzo secolo, il piccolo borgo rimase silenzioso ed abbandonato, fino a quando un gruppo di artisti, non cominciò a ripopolarlo.

 Negli anni '60 il ceramista CLIZIA, trasferì la sua bottega da Torino a Bussana Vecchia, il pittore siciliano Vanni Giuffrè, rimase talmente affascinato da questo luogo così suggestivo, che decise di trasferire la sua residenza nel piccolo borgo, e tanti altri artisti fecero altrettanto, fondando così una vera e propria colonia di artisti provenienti non solo dall'Italia, ma da tutta Europa, attratti dal borgo che sembrava addormentato o in preda ad una magia che lo teneva sospeso nel tempo. I nuovi abitanti cominciarono a recuperare le abitazioni, le case più agibili, e più facilmente ristrutturabili, se pur mantenendo le caratteristiche e nel rispetto dell'immagine del piccolo borgo antico.

 Venne stilata una vera e propria “Carta Costituzionale” per regolamentare la vita del villaggio, una prima regola era quella che, nessuno diventava proprietario dei ruderi che aveva occupato e aveva provveduto a sistemare. Chiunque avesse voluto stabilirsi nel borgo, poteva scegliere una casa, un basso, etc., poteva ristrutturarlo, secondo il proprio gusto, o le proprie inclinazioni, ma utilizzando gli stessi materiali presenti sul territorio e secondo i materiali con cui erano stati costruiti (Pietre in secco, tufo …..).

 Questa “Carta Costituzionale” funzionò fino a quando, una dozzina di artisti, non ritennero che fosse più corretto, che “le ristrutturazioni”, frutto del loro lavoro, dovevano essere della collettività e come tale scelsero alcuni luoghi simbolo, come la “Galleria” che raccoglie molte opere di tutti gli artisti presenti nel borgo. Negli anni successivi il piccolo borgo si trasforma in una location internazionale, visto che è abitato da artisti provenienti da tutto il mondo e creando così un turismo d'elite.

 Oggi, Bussana Vecchia non è molto cambiata rispetto agli anni '60, quando gli artisti realizzarono la loro colonia. Rimane un luogo magico, un laboratorio artistico a cielo aperto. Nelle stradine e nei vicoletti che si inerpicano per il paese, si possono ammirare le botteghe e gli atelier scavati nelle rocce e nella pietra. Molto suggestiva è la Chiesa di S. Egidio, che resta intatta così come il terremoto e il tempo l'ha tramandata ai nostri giorni, infatti conserva ancora gli stucchi, le pitture, risalenti all'epoca medievale e barocca, ma è visitabile sono dall'esterno, perché pericolante. In giro per il paesino, si possono ammirare murales, sculture, affreschi e centinaia di gatti, che, abituati e per nulla infastiditi dai visitatori, saranno ben felici di accompagnarli negli angoli più suggestivi. Il paese è ancora oggi ritrovo di artisti provenienti da tutto il mondo e questo può far sì che le manifestazioni, specialmente quelle estive, ne vengano influenzate. Si passa dalle manifestazioni teatrali, alle esposizioni d'arte, dalla musica dal vivo alle serate a tema.

Ottobre 2017

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Mont Risoux, il bosco

del legno per violini

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Il Mont Risoux (Svizzera), ricco di boschi, si trova a nord del lago di Joux e il suo crinale segna il confine di stato con la Francia. Il breve sentiero didattico «Mas des Grandes-Roche», presso Le Brassus, si snoda in una delle più grandi foreste europee, l’affascinante bosco sul Grand Risoux. Questa zona è nota per il legno con cui si producono violini e chitarre di elevatissima qualità, ma si distingue anche per la fauna variegata. Lungo il percorso di 2,5 km, dei tabelloni didattici forniscono interessanti informazioni sulla flora e sulla fauna del bosco.

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