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1918-2018: due Paesi, un centenario

Quando sulla cartina si leggeva ancora Cecoslovacchia


Nel 2018 ricorre il centenario della fondazione della Cecoslovacchia, scissa pacificamente nel 1993 nelle Repubbliche Ceca e Slovacca. Le numerose iniziative congiunte per celebrare l’anniversario della liberazione dagli austro-ungarici sono un ottimo pretesto per rivivere la storia sul campo. Esplorando un territorio bellissimo, che porta ancora tutti i segni del suo passato.

Le nuove generazioni devono fare uno sforzo per pensare che la cartina geografica non è sempre stata così come la conoscono oggi. Per molti invece è ancora viva la consapevolezza che negli ultimi secoli guerre, rivoluzioni e trattati hanno riscritto la storia, ridisegnato i confini e plasmato l’identità nazionale di molti Paesi. Tra questi anche la Repubblica Ceca.  

Che le “nuove frontiere” siano state studiate a scuola, seguite in diretta in televisione e sui giornali o accettate come un dato di fatto, altra cosa è andare a ripercorrerle sul campo, visitare luoghi che in un passato ancora prossimo erano altro, almeno dal punto di vista politico e amministrativo. Ammirare tradizioni e culture che un tempo si amalgamavano sotto uno stesso padrone e ora si distinguono fiere, come identità culturali simili ma diverse…Ecco allora l’ennesimo pretesto per  visitare la Repubblica Ceca, con uno sguardo al suo passato più recente, condiviso con la “sorella” Slovacchia.

Gennaio 2018


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Presepi di Spagna, la tradizione del Natale

Arriva il Natale e le strade della Spagna si riempiono di luci, doni e allegria… Ma c'è un altro motivo per fare una gita in Spagna in questo periodo dell'anno: le rappresentazioni della natività di Gesù Cristo, i presepi. Tradizionali, viventi, innovativi, a dimensioni naturali, con particolari tipici, opera di artisti. 
Li troverete praticamente in tutte le località e ne vedrete di sorprendenti.
Si crede che in Spagna l'antica tradizione di montare presepi per commemorare la nascita di Gesù risalga a circa sette secoli fa. Oggi, quando arrivano le feste natalizie (dagli inizi di dicembre al 6 gennaio), quasi ovunque se ne costruisce uno nella Plaza Mayor, nelle chiese e in ogni casa… Molti si sono evoluti in modo spettacolare e presentano pezzi in movimento ed effetti speciali, per la meraviglia di chiunque li contempli. Normalmente tutte le figure sono elaborate in modo artigianale e rappresentano scene bibliche tipiche, come la stessa natività nella stalla, l'annuncio dell'angelo ai pastori, i Re Magi guidati da una stella verso la mangiatoia di Betlemme.Una delle versioni di maggior successo sono i presepi viventi, dove gli stessi abitanti della località vestono gli abiti dei personaggi tipici e organizzano un'autentica rappresentazione della natività, preparando anche prodotti tipici del posto che i visitatori potranno degustare. Volete sapere quali sono i più rinomati?

La località di Buitrago, a Madrid, organizza dal 1988 un famoso presepe vivente formato da circa 200 attori, che raffigurano Gesù, Maria e Giuseppe nella stalla, i pastori, i Re Magi…
Arcos de la Frontera, a Cadice, adorna le sue strade con palme e la gente del posto rappresenta tutte le scene della Natività.

Anche la zona di Valladolid, in Castilla y León, è famosa per i suoi presepi viventi. In particolare vi suggeriamo di visitare quello di Cabezón de Pisuerga, la cui rappresentazione dei mestieri tradizionali vi proietterà indietro nel passato: falegnami, fabbri, lavandaie, mugnai…

A Bàscara (Girona) dal 1973 si organizza un "Pessebre" (con grotte, vegetazione, una fontana…). Oggi più di 300 attori trasformano la cittadina nella Palestina di 2000 anni fa.
Dicembre 2017

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Vale anche la pena di assistere alla rappresentazione sacra del Mistero dei Re di Sangüesa (in Navarra). Si tiene ogni anno il 6 gennaio e, a differenza dei precedenti, non si tratta esattamente di un presepe, bensì di una rappresentazione teatrale all'aperto (scritta in verso nel 1900) che rivive l'arrivo dei Re Magi per l'adorazione del Bambino.

I mercatini di Natale in Alto Adige


Il Natale in Alto Adige è la festa dell'anno più sentita ed emozionante. I piccoli paesini montani, ma anche le grandi città, vengono addobbati e decorati, tanto da apparire agli occhi del visitatore, come se uscissero dal mondo delle favole: ogni casa dal tipico tetto spiovente, magari innevato, viene decorata con addobbi natalizi luminosi e decorati, è tradizione che in ogni salotto, venga disposta la “corona dell'Avvento”, tipica ghirlanda con vischio e pigne; Le famiglie altoatesine si raccolgono e tutti insieme preparano con cura l'Albero di Natale. Ogni strada e vicolo dei piccoli borghi viene addobbato e decorato con rami di abete, palle di Natale, ma soprattutto dalle luminarie. Anche l'aria profuma dio odori ed essenze tipiche natalizie. Vaniglia, cannella, profumo di miele, di biscotti, di dolci tipici, anche tedeschi come lo strudel o lo zelten.

E' davvero molto suggestivo passeggiare nei piccoli paese, quando inizia a nevicare e tutto si illumina di stelle e palline colorate. Immergersi nel fermento prenatalizio della città ma anche godersi il pittoresco paesino di montagna “vestito a festa” per l'occasione.

Merano è' la città, per antonomasia, dove si vive e si percepisce meglio l'atmosfera magica del Natale.

Il Mercatino di Natale di Merano, in particolare è una festa per piccini e grandi, ma anche per i cinque sensi, infatti, si passa dall'ascoltare la musica, i suoni tipici delle zampogne, i rintocchi delle campane a festa, all'ammirare le decorazioni, le luminarie, le tipiche casette dai tetti spioventi innevati e decorati di addobbi colorati e luminosi. Dal respirare l'aria frizzante, ma buona, insomma i visitatori avranno la possibilità di vivere l'autentica magia del Natale. Le 80 casette allineate tra loro lungo il corso principale del centro, danno vita al vero e proprio mercatino di Natale di Merano, conosciuto e rinomato in tutto il Mondo.

In alcune casette vengono esposti prodotti tipici dell'artigianato locale quali, candele, ceramiche, palline di vetro, statue e creazioni artigianali in legno, ma anche presepi. In altre casette, invece, si trovano i prodotti o le specialità gastronomiche tipiche dell'Alto Adige come strudel, panpepato, vin brulè etc. In altre ancora indumenti come guanti e pantofole in feltro, borse ed anche maglie di lana. Durante i week-end quando la presenza dei visitatori si moltiplica, si svolgono anche alcune manifestazioni musicali ed artistiche. Tipica è la tradizionale “Sfilata di S. Nicolò”, patrono della città di Merano, che insieme al suo fedele servitore Knect Ruprecht e dei “Krampus”, i diavoletti, sfila per le vie della città e si svolge nei giorni 5 e 6 Dicembre. E poi le giostre, i trenini o la carrozza natalizia trainata da cavalli bardati a festa. Le bancarelle decorate con amore dagli artigiani che espongono i loro “lavori” e che offrono ai visitatori bevande calde come vin brulè o tè, ma anche pasticcini tipici e strudel e krapfen, ma anche buonissimi “canederli” di grano saraceno o anche “Dimede” che sono forme di pane contadino imbottite con cipolla e speck oppure con patate e tartufi.

Si consiglia, preferibilmente, di visitare il Mercatino di Natale di Merano durante la settimana, o nelle ore serali, visto che durante i week end sono molto affollati e il visitatore non riesce a gustare e godersi tutte le sfaccettature della magica atmosfera natalizia.  


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Val di Sole, un inverno di emozioni

tra presepi, sci e grande musica

La stagione invernale, in Val di Sole, si annuncia ricca di proposte: è l’occasione per immergersi nell’atmosfera natalizia,  tra presepi e musica, scoprendo il borgo di Ossana, o festeggiare il weekend di Sant’Ambrogio con Francesco Gabbani protagonista del Winter Opening Party a Ponte di Legno, e scegliere tra le offerte legate allo sci, in un comprensorio che arriva fino ai 3000 metri.
Piste da sci perfette, masi e rifugi che si affacciano sulle Dolomiti, romantici villaggi con i tetti coperti di neve, come nelle illustrazioni di un libro di fiabe. La Val di Sole è pronta a dare il via all’inverno con una serie di iniziative che uniscono lo sport, il divertimento, la scoperta delle tradizioni e la musica, in un’atmosfera resa magica dalle luci dei presepi e dal profumo delle caldarroste e dei dolci. “Incontri d’Inverno” (dal 1° dicembre al 7 gennaio), a Ossana, pittoresco borgo ai piedi dello storico Castello di San Michele. Una rassegna dedicata ai concerti di Natale, ai cori di montagna, alle degustazioni e soprattutto ai presepi, vero cuore della manifestazione. Punto di partenza o di arrivo è il maniero di San Michele, su uno sperone di roccia: dal mastio del castello si può ammirare un’eccezionale vista panoramica sull’alta Val di Sole. Qui si trova un presepe speciale, dedicato alla tragedia della Grande Guerra. Partendo dalle imponenti mura del castello si scende lungo le stradine e i vicoli del borgo, tra le vecchie «còrt», le cantine e gli ingressi a volta, seguendo un itinerario illuminato da lampade a olio e segnalato da una fune rossa. Un'occasione per ammirare un centinaio di rappresentazioni delle Natività realizzate con materiali semplici e naturali come stoffa, legno, semi o foglie di granoturco. “Incontri d’inverno” si arricchisce, quest’anno, di due novità. La prima è la collezione record di ben 760 presepi realizzati a mano in vari paesi del mondo, riuniti al piano terra della Casa degli Affreschi, uno degli edifici più antichi del centro storico, dove sono stati rivenuti affreschi di notevole pregio risalenti al 1400. Nella “Cort dei Mantovani” si potrà ammirare invece la Casa di Babbo Natale, completa di dimora, slitta e laboratorio degli elfi, dove i bambini potranno divertirsi con personaggi fantastici e atelier creativi. Da non perdere, poi, il Mercatino di Natale allestito in paese, per curiosare tra i prodotti artigianali e assaggiare dolci natalizi e vin brulé nella casetta delle degustazioni.

Dicembre 2017

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La via del vetro nella Repubblica Ceca: storia e maestria

Una tradizione artigianale di oltre 7 secoli, che ancora sopravvive nelle botteghe tradizionali di vetrai e soffiatori, dalla cui maestria -tramandata di generazione in generazione- ogni giorno nascono, oggi come ieri, animali, figurine, fiori, soprammobili, fermacarte, vasi, decori, lampade e lampadari, coppe, bottiglie, bicchieri, calici… Ma anche lenti ottiche e d’ingrandimento, vetri per l’architettura, bomboniere, gioielli, sculture, specchi e vetri artistici. E persino “magiche” sfere per chiaroveggenti.

Il cuore più puro e trasparente della Repubblica Ceca batte in Boemia, la Regione di Praga per intenderci, al confine con Germania e Polonia, altre storiche “roccaforti” nella produzione europea di vetri di pregio.

Come tutti gli altri vanti della tradizione ceca, anche la manifattura del vetro ha origini antichissime. Risale al 1200, quando alcuni monaci nei loro monasteri nelle campagne a Nord della regione boema, particolarmente ricca di potassio e quarzo indispensabili alla produzione del vetro, cominciarono a soffiare oggetti e stoviglie di uso quotidiano con l’ausilio di una canna.

Se potassio e quarzo li avevano nella terra e nella roccia, quei primi vetrai il talento dovevano averlo nel sangue perché non ci misero molto ad affinare la tecnica e trasformarsi in veri e propri artisti del vetro. Stando alle testimonianze raccolte oggi nei musei cechi, già nel 1279 furono infatti realizzati tre grandi mosaici murali per la cattedrale di San Vito a Praga, raffiguranti scene del Giudizio Universale. Non fu che l’inizio di una straordinaria fucina di capolavori a tema religioso, commissionati dal clero boemo.

L’arte però, si sa, non guarda all’abito né alla tonaca. Subito sulla nuova arte misero gli occhi anche i rappresentanti del potere temporale e in epoca rinascimentale di vetrate artistiche e luccicanti decori cominciarono a impreziosirsi anche ville e castelli.

Fatto il debutto nell’alta società, gli ormai rinomati cristalli di Boemia, tanto raffinati e pregiati da far definitivamente concorrenza al “monopolio” veneziano e contendere il mercato ai celeberrimi vetri di Murano, cominciarono a essere un must nei circoli aristocratici e tra le teste coronate, in particolare alla corte degli Asburgo. E’ proprio sotto Rodolfo II d’Asburgo, infatti, notoriamente appassionato d’arte in tutte le sue forme, che l’alchimia del vetro impazza sul suolo ceco e non solo. Armati solo di talento, cannule, punte di diamante e 

nozioni di chimica, i mastri vetrai cechi cominciano a realizzare veri e propri capolavori, a sperimentare consistenze, colorazioni e lavorazioni sempre nuove e sempre più raffinate. In Repubblica Ceca l’epoca barocca, oltre che di stucchi ed elaborate architetture, è un tripudio di vetrate artistiche, specchi-gioiello e fragili decori. Tavole e mobili d’epoca diventano passerella d’elezione per collezioni esclusive e inimitabili di calici, bicchieri, coppe, alzate, vasi, ciotole di cristallo. Rigorosamente boemo.

Con l’avvento di Art Nouveau e Art Deco, tra fine ‘800 e primi ‘900, per l’industria del cristallo comincia una nuova, prolifica epoca. Quel materiale tanto grezzo eppure così raffinato, nelle mani di mastri vetrai sempre più abili e ingegnosi, quasi arditi, trova nuove forme di espressione. Assume fogge, sfumature, caratteristiche prima impensabili. E comincia a essere esportato in tutto il mondo…

Ma un conto è acquistare i cristalli di Boemia nella cristalleria sotto casa o nella boutique del centro, un conto è regalarsi un viaggio nella terra dove nascono, bussare all’uscio di chi lo plasma con immutata passione, ripercorrerne la storia nei musei dedicati al vetro, visitare storiche botteghe e moderne fabbriche. 

Praga e Karlovy Vary certo, ma soprattutto l’area ai piedi dei monti Luzicke e Jizerske, nell’estremo Nord del Paese, in particolare quella attorno a Jablonec nad Nisou dove per secoli l’estrazione delle materie prime, la lavorazione quindi la soffiatura, la manipolazione, l’intaglio e la decorazione del vetro furono fonte di sostentamento per le popolazioni locali. E’ qui che nacquero le prime scuole professionali per aspiranti vetrai, cui si deve la perpetuazione di un’arte delicata e antica. Ancora oggi sono concentrati in quest’area numerosi atelier e showroom di artisti e designer del vetro. 

Poco più sotto, nel Parco Nazionale dei Monti dei Giganti, i più alti e noti della Repubblica Ceca, ecco anche Turnov, dove all’inizio del XVIII secolo fu avviata la produzione di vetri colorati, indispensabile allo sviluppo dell’industria di bigiotteria in vetro a Jablonec. Non è esagerato, dunque, dire che Turnov è un gioiello: non solo è la culla di orafi e artisti che si esibiscono in piccoli capolavori d’oro e vetro e in preziose miniature, ma il territorio è una sorta di miniera sotto il cielo: semplicemente passeggiando in mezzo alla natura non è raro trovare esemplari di agata, diaspro, ametista e preziosi fossili. Ma se volete esser assolutamente certi di trovarli, è bene che vi rechiate direttamente al Museo del Paradiso Boemo a Turnov, dove sono raccolte ed esposte pietre preziose provenienti dal mondo intero. 

Infine, un tocco di lucente colore con il rubino di Boemia, gemma tra le gemme, i cui giacimenti si rintracciano per lo più nella regione centrale della Boemia, meglio nota come Paradiso Boemo, che oltre alla pregiata pietra dura vanta tra i suoi gioielli numerosi capolavori barocchi, concentrati soprattutto a Turnov ma distribuiti anche in altri borghi e città.


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Museo del Vetro di Harrachov sfoggia una straordinaria collezione che con migliaia di pezzi offre uno sguardo esaustivo e affascinante sulla produzione locale, sia con occhio storico, che tecnico. Possibilità di visite guidate alla fabbrica e di acquisti nel negozio.​

Museo della Boemia Settentrionale, inaugurato nel 1873 a Liberec e dedicato a tutte le forme d’arte locali, accoglie anche una esposizione permanente dedicata all’evoluzione del vetro in Europa dall’antichità a oggi, in relazione a tutte le arti.​

Scuola di Arti Applicate, fondata nel 1920, non solo sono esposte tutte le creazioni degli studenti, ma è possibile assistere a dimostrazioni di lavorazione del vetro: soffiatura, lavorazione manuale, intaglio​

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Passavia, la città dei tre fiumi


Una città situata alla confluenza di tre fiumi ha indubbiamente una grande importanza sia per gli scambi commerciali che per il dominio militare della zona. Lo avevano capito già i romani che qui fondarono ben tre accampamenti militari. Più tardi, dal 1217 al 1803, Passavia fu sede dei vescovi-principi e la diocesi divenne presto una delle più grandi del Sacro Romano Impero.

Nel 1662 e 1680 due incendi distrussero gran parte della città e i vescovi regnanti, tutti innamorati dell'Italia, fecero ricostruire la città, con l'aiuto di architetti italiani, in stile barocco, rococò e neoclassico, conferendole così il suo affascinante aspetto odierno.

Ma il motivo per cui la città è chiamata delle volte "Das Venedig Bayerns" (la Venezia della Baviera) è anche un'altro. Tre fiumi portano tanta acqua e spesso anche troppa. L'acqua alta è sempre stato un flagello per Passavia. Su alcune case lungo la riva del Danubio sono indicati i livelli raggiunti dall'acqua alta negli ultimi secoli. Uno dei più catastrofici disastri della storia di Passavia si è verificato nel 2013 quando l'acqua alla confluenza tra Inn e Danubio ha raggiunto l'altezza di 12,83 metri (rispetto ai 6,8 metri dell'altezza normale), causando danni enormi. Per conoscere Passavia è consigliata una passeggiata lungo le rive di Inn (per la "Innpromenade" proseguendo per il "Innkai") fino all'estremo della penisola dove l'Inn confluisce con il Danubio, per poi scendere dall'altra parte lungo la riva del Danubio fino al vecchio municipio. Da lì potete inoltrarvi nel centro storico per esplorare le piazze (soprattutto la Domplatz e la Residenzplatz), i palazzi e la chiese (da non perdere il duomo di Santo Stefano). Un'altro modo interessante e panoramico per conoscere Passavia è offerta dai battelli passeggeri che fanno il giro dei tre fiumi.

Negli ultimi anni sempre più navi da crociera che percorrono il Danubio si fermano a Passavia e il numero di turisti che arrivano in questo modo in città, anche se solo per poche ore, è in continuo aumento.

Sebbene abbia una lunga storia, Passavia è una città molto giovane. Ciò è dovuto all'alto numero di studenti che frequentano la sua università (12.000 studenti su 50.000 abitanti). La città è anche una tappa importante del "Donauradweg", una pista ciclabile lungo il Danubio, che va dalle sorgenti del fiume in Germania fino al Mar Nero. La parte più bella e più frequentata di questa pista ciclabile va da Passavia a Vienna e molti ciclisti iniziano questa avventura proprio qui, a Passavia. 

Novembre 2017

DA VEDERE tutto il centro storico sulla penisola fra i fiumi Inn e Danubio la Veste Oberhaus, l'antica fortezza (del XIII secolo) che sovrasta la città, più volte rimaneggiata, ampliata ed abbellita, oggi ospita un museo di storia, folclore ed arte con opere di Rubens, Raffaello, Rembrandt ed altri il duomo di Santo Stefano, di impianto gotico ma con facciata e navata barocche all'interno del duomo: il bellissimo organo che è il più grande del mondo accanto al duomo: la piazza Domplatz, circondata da palazzi antichi, al centro un monumento al re bavarese Ludwig I il vecchio municipio che risale al '300, con una torre alta 38 m, situato sulla riva del Danubio, la piazza Residenzplatz con la residenza del vescovo che ospita il ricco museo del duomo il Passauer Glasmuseum (museo del vetro) che espone, in 25 sale, 13.000 pezzi del vetro della Boemia, dal 1650 al 1950.

Bussana Vecchia, il borgo degli artisti

La Liguria non è solo Portofino, Camogli, conosciute in tutto il mondo per i suggestivi panorami, che si specchiano sul mare, o Sanremo con il suo Festival, in Liguria si possono trovare e visitare anche suggestivi e tipici borghi medievali, tra questi spicca BUSSANA VECCHIA o il Borgo degli Artisti. Bussana Vecchia sorge ad un tiro di schioppo da Sanremo, è un tipico borgo medievale, che un gruppo di Artisti ha pensato bene di farlo rinascere da quel che rimaneva dell'antico borgo medievale distrutto da un terribile terremoto. Infatti nel 1887, un violento terremoto lo danneggiò fortemente tanto che i borghigiani furono costretti a lasciare le loro case e trasferirsi altrove. Per quasi mezzo secolo, il piccolo borgo rimase silenzioso ed abbandonato, fino a quando un gruppo di artisti, non cominciò a ripopolarlo.

 Negli anni '60 il ceramista CLIZIA, trasferì la sua bottega da Torino a Bussana Vecchia, il pittore siciliano Vanni Giuffrè, rimase talmente affascinato da questo luogo così suggestivo, che decise di trasferire la sua residenza nel piccolo borgo, e tanti altri artisti fecero altrettanto, fondando così una vera e propria colonia di artisti provenienti non solo dall'Italia, ma da tutta Europa, attratti dal borgo che sembrava addormentato o in preda ad una magia che lo teneva sospeso nel tempo. I nuovi abitanti cominciarono a recuperare le abitazioni, le case più agibili, e più facilmente ristrutturabili, se pur mantenendo le caratteristiche e nel rispetto dell'immagine del piccolo borgo antico.

 Venne stilata una vera e propria “Carta Costituzionale” per regolamentare la vita del villaggio, una prima regola era quella che, nessuno diventava proprietario dei ruderi che aveva occupato e aveva provveduto a sistemare. Chiunque avesse voluto stabilirsi nel borgo, poteva scegliere una casa, un basso, etc., poteva ristrutturarlo, secondo il proprio gusto, o le proprie inclinazioni, ma utilizzando gli stessi materiali presenti sul territorio e secondo i materiali con cui erano stati costruiti (Pietre in secco, tufo …..).

 Questa “Carta Costituzionale” funzionò fino a quando, una dozzina di artisti, non ritennero che fosse più corretto, che “le ristrutturazioni”, frutto del loro lavoro, dovevano essere della collettività e come tale scelsero alcuni luoghi simbolo, come la “Galleria” che raccoglie molte opere di tutti gli artisti presenti nel borgo. Negli anni successivi il piccolo borgo si trasforma in una location internazionale, visto che è abitato da artisti provenienti da tutto il mondo e creando così un turismo d'elite.

 Oggi, Bussana Vecchia non è molto cambiata rispetto agli anni '60, quando gli artisti realizzarono la loro colonia. Rimane un luogo magico, un laboratorio artistico a cielo aperto. Nelle stradine e nei vicoletti che si inerpicano per il paese, si possono ammirare le botteghe e gli atelier scavati nelle rocce e nella pietra. Molto suggestiva è la Chiesa di S. Egidio, che resta intatta così come il terremoto e il tempo l'ha tramandata ai nostri giorni, infatti conserva ancora gli stucchi, le pitture, risalenti all'epoca medievale e barocca, ma è visitabile sono dall'esterno, perché pericolante. In giro per il paesino, si possono ammirare murales, sculture, affreschi e centinaia di gatti, che, abituati e per nulla infastiditi dai visitatori, saranno ben felici di accompagnarli negli angoli più suggestivi. Il paese è ancora oggi ritrovo di artisti provenienti da tutto il mondo e questo può far sì che le manifestazioni, specialmente quelle estive, ne vengano influenzate. Si passa dalle manifestazioni teatrali, alle esposizioni d'arte, dalla musica dal vivo alle serate a tema.

Ottobre 2017

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Mont Risoux, il bosco

del legno per violini

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Il Mont Risoux (Svizzera), ricco di boschi, si trova a nord del lago di Joux e il suo crinale segna il confine di stato con la Francia. Il breve sentiero didattico «Mas des Grandes-Roche», presso Le Brassus, si snoda in una delle più grandi foreste europee, l’affascinante bosco sul Grand Risoux. Questa zona è nota per il legno con cui si producono violini e chitarre di elevatissima qualità, ma si distingue anche per la fauna variegata. Lungo il percorso di 2,5 km, dei tabelloni didattici forniscono interessanti informazioni sulla flora e sulla fauna del bosco.

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